Reza Pahlavi, il primogenito dell’ultimo scià, aspetta il momento buono per prendere un aereo e tornare a Teheran: manca da 48 anni. Al Corriere della Sera confida che questo “è un intervento umanitario, ed è ciò che il popolo iraniano ha invocato. L’obiettivo è la Repubblica Islamica, la sua macchina del massacro, le sue armi destabilizzanti, non il Paese. Questo regime ha ucciso oltre 43.000 cittadini, ne ha feriti oltre 330.000 e ne ha arrestati decine di migliaia negli ultimi due mesi. Il mondo non poteva più continuare a guardare. Ho ringraziato il presidente Trump e ho esortato la massima cautela per preservare le vite civili. Voglio anche ringraziare la premier Meloni per aver messo al bando le Guardie della Rivoluzione. L’Italia dovrebbe ora compiere il passo successivo impegnandosi con il nostro piano per un governo di transizione e la ricostruzione dell’Iran”. Per Pahlavi il regime è “finito. Ciò che vediamo, gli scatti rabbiosi, i lanci di missili contro più Paesi, sono gli atti disperati di una dittatura morente nel suo capitolo finale. È esattamente per questo che l’azione internazionale era necessaria ora, prima che diventassero ancora più pericolosi».
E ancora: “Per ora ho chiesto di rimanere al sicuro nelle loro case, di stare vigili e pronti. Annuncerò il momento preciso per tornare nelle strade per la battaglia finale. Anche con l’aiuto che il presidente Trump ha fornito, la vittoria finale sarà forgiata dalle mani del popolo. Voglio essere al loro fianco il prima possibile”.
Pahlavi tornerà in Iran “il prima possibile. Potrei tornare persino prima che il regime collassi completamente. La missione della mia vita è aiutare gli iraniani a stabilire un governo secolare e democratico. Sono pronto a guidare la transizione. Ho un piano dettagliato, l’Iran Prosperity Project, che copre tutto dai primi cento giorni fino alle libere elezioni democratiche: continuità del governo, servizi essenziali, sicurezza delle infrastrutture critiche, ripresa delle esportazioni energetiche, piena trasparenza nucleare con l’Aiea ed elezioni sotto osservazione internazionale. Il governo di transizione si dissolverà non appena il popolo sceglierà la sua nuova forma di governo e finalmente il suo leader”.