Iran, politologo Mounk: Più potere negoziale a Teheran con Stretto di Hormuz

“Entrambe le parti avevano un forte incentivo a giungere a un accordo. Questa guerra ha danneggiato molto seriamente il regime iraniano: gran parte della sua economia è stata distrutta, così come l’apparato militare. Ma anche Trump aveva come obiettivo il cambio di regime, che non sembra a portata di mano nel futuro prossimo”. Così il politologo americano Yascha Mounk in un colloquio con La Stampa. “Giungere a un accordo su come porre fine alla complessa guerra tra due Paesi che si considerano nemici giurati da cinquant’anni – e con un’unica sessione negoziale – era un obiettivo ambizioso. Non mi stupisce il fallimento: si conferma che è impossibile risolvere tutte le questioni, seppur su base temporanea, con un solo mese di trattative”. E ancora: “Credo che la risposta contenuta agli attacchi subiti lo scorso giugno e i danni effettivi che sono riusciti a infliggere negli ultimi mesi abbiano dimostrato che il regime iraniano non possiede la capacità di reagire in modo sproporzionato ovvero infliggendo, con la sua vasta rete di gruppi terroristici, costi inaccettabili all’America e ai suoi alleati. Ciò riduce il loro capitale di negoziazione. Al contempo, è vero che il controllo sullo stretto di Hormuz – e, in particolare, la sua capacità di consentire il transito a navi amiche o provenienti da nazioni amiche, bloccando al contempo lo stretto al petrolio e al gas destinati alle nazioni occidentali – ne ha accresciuto il potere negoziale”.