“Come ha detto il segretario di Stato dopo gli incontri, ci sono cose su cui pensiamo che tutti dovremmo essere d’accordo: che il regime iraniano non debba avere un’arma nucleare, che non è possibile che un Paese decida chi usa una via marittima internazionale, che non è qualcosa che possiamo normalizzare. Quindi la domanda è: che cosa si farà in proposito?. Lo dice in un’intervista con il Corriere della Sera, Thomas Pigott, il portavoce del segretario di Stato Usa. Poi aggiunge: “Il presidente Trump è il primo da decenni ad agire mentre questa minaccia del regime continuava a crescere e, come abbiamo visto, non ha fatto mistero della sua delusione ma alla fine, come ha detto il segretario di Stato, siamo stati in grado di avere conversazioni costruttive sulle aree su cui possiamo operare insieme o che devono essere affrontate, per assicurarci di lavorare verso certi principi. Le conversazioni sono state costruttive, positive, franche avanti e indietro su molti temi e penso che il punto sia di cercare modi per lavorare insieme. È quello che fanno gli alleati e i partner: diciamo ciò su cui siamo in disaccordo e troviamo i modi per affrontare i problemi insieme a beneficio di entrambi i Paesi”. Il rischio adesso è che possa riaprirsi la guerra: “Il presidente Trump è stato chiaro sui suoi obiettivi fin dall’inizio: il regime non può avere un’arma nucleare. Decimare le loro forze militari, aeree, navali, missilistiche è un obiettivo su cui abbiamo visto risultati decisivi, e il mondo è già più sicuro grazie a Furia Epica, ma il presidente è stato chiaro: vuole ottenere il suo obiettivo. Ed è importante anche il contesto più ampio dello sforzo diplomatico: c’è stata diplomazia all’inizio di questa amministrazione, poi l’operazione Midnight Hammer, poi la porta della diplomazia si è riaperta, poi Furia Epica e di nuovo la diplomazia. Ma non dubitate che il presidente si assicurerà di vedere il suo obiettivo realizzato: il regime iraniano non può avere un’arma nucleare”.