Iran, Scocchia (Illy): Nuovi aumenti sul prezzo del caffè verde, siamo sotto pressione

“Nessuna azienda di nessun settore è protetta dall’impatto dell’attuale scenario energetico e geopolitico”. Così Cristina Scocchia è ceo di Illy, multinazionale triestina del caffè presente in 135 Paesi e che prevede di chiudere il 2025 a 700 milioni di euro di ricavi. “Il contesto è allarmante. L’industria del caffè, poi, resta sotto pressione perché la materia prima sta vivendo un’altra fase di speculazione. Il costo del caffè verde è sceso dai massimi ma resta intorno ai 315 cent per libbra. Un effetto indiretto della guerra”, spiega in un dialogo con il Corriere L’Economia. “Oggi le aziende stanno già scontando il ‘fattore guerra’: viviamo in un’era di interdipendenza e nessuno fenomeno resta isolato. Ad esempio, l’energia è aumenta nell’ultimo mese a 130 euro al Mwh, mentre a gennaio era a 110. Non sono i massimi del 2022 ma è un balzo repentino. I container costano 300-400 dollari in più, aumento dovuto alla parte variabile del prezzo che dipende dall’andamento del petrolio. Ci sono già ritardi nelle consegne, dovuti al blocco di Hormuz, mentre la riorganizzazione delle tratte crea intasamenti in altri porti. Anche i trasporti su gomma sono aumentati, complice l’aumento del gasolio. La materia prima per illycaffè non passa da Hormuz, eppure vediamo già criticità, non solo sui trasporti”, aggiunge Scocchia. “Ci sono pressioni, legate sia al petrolio sia alla minore disponibilità della materia prima, sui costi di plastiche e alluminio, che noi utilizziamo per produrre le capsule monoporzione. Da Hormuz passa anche l’urea, che serve a produrre fertilizzanti: da qui probabilmente gli ultimi aumenti del prezzo del caffè. Non dimentico l’elio, componente delle schede elettroniche, quelle stesse schede che servono per le macchine del caffè. Anche qui ci aspettiamo un impatto”.