“Stati Uniti e Israele attaccano l’Iran con l’obiettivo di un cambio di regime. In poche ore, la guerra decapita la Repubblica islamica, uccidendo la Guida suprema Ali Khamenei. Nonostante questo apparente successo dell’aggressione, gli scenari per l’Iran, il Medio Oriente e gli stessi Stati Uniti sono foschi”. LKo scrive in un suo intervento su La Stampa nathalie Tocci, direttrice dell’Itituto Affari Internazionali. “Contrariamente a quanto dichiarato dal presidente Donald Trump, ma smentito dalla stessa Cia, non esistevano minacce iraniane imminenti – nucleari o missilistiche – nei confronti degli Stati Uniti tali da giustificare l’intervento. È noto che Trump non avesse ‘obliterato’ il programma nucleare di Teheran, come da lui affermato dopo l’attacco congiunto Israele-Usa all’Iran nell’estate scorsa. Ciononostante, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica non aveva rilevato né una ripresa dell’arricchimento dell’uranio né un programma nucleare militare”, si legge ancora. Tocci poi spiega: “Guardando al futuro, non si intravedono spiragli. Il regime iraniano è stato decapitato, ma non dà segni di implosione. A differenza dell’Iraq di Saddam Hussein, della Libia di Muammar Gheddafi, della Siria di Bashar al-Assad o anche della Russia di Vladimir Putin, la Repubblica islamica è autoritaria, ma non fa perno su un solo uomo”.