Abbiamo sempre considerato Patagonia come un esperimento di un modo diverso di fare impresa, fondato su valori chiari. Non ci siamo mai posti l’obiettivo di guidare il settore in senso tradizionale. Ci impegniamo ad agire in modo responsabile e a condividere ciò che apprendiamo lungo il percorso. Siamo inoltre ben consapevoli di non essere un’azienda perfetta. Continuiamo a produrre, e questo comporta impatti reali. Il nostro Work in Progress Report rappresenta un promemoria del fatto che la responsabilità non consiste nel dichiarare un traguardo raggiunto, bensì nel migliorare costantemente”. Lo dice a Il Corriere L’Economia Ryan Gellert, ceo del brand globale dell’abbigliamento outdoor con 1,5 miliardi di dollari di ricavi, azienda capofila di un modello pioneristico di capitalismo che cambia la governance per restare fedele alla missione che si è data: ridurre il proprio impatto per preservare la Terra. Come spiega il dorso del quotidiano milanese, il rapporto cui fa riferimento il manager è infatti il primo report d’impatto completo pubblicato dall’azienda californiana che riunisce dati, metriche e narrazione sulla sostenibilità e l’impatto complessivo dell’impresa in un unico documento strutturato relativo all’anno fiscale 2025.
Alcuni dati del report illustrano bene questa visione: l’obiettivo emissioni zero è stato spostato al 2040, con l’impegno a ripulire la catena di fornitura invece di compensare semplicemente le emissioni. Il 95% di prodotti sono realizzati in stabilimenti Fair Trade Certified, con premi destinati a assistenza all’infanzia, sanità e welfare per i lavoratori, sono solo il primo passo per garantire un salario di sussistenza. L’80% dei tessuti sintetici è realizzato con materiali riciclati, come bottiglie di plastica monouso, di cui però solo il 6% ricavato da rifiuti di recupero come tessuti post-consumo o reti da pesca. Patagonia ha sempre condiviso varie informazioni sul suo impatto ma l’ultima pubblicazione alza l’asticella della trasparenza, anche come conseguenza del cambio di governance del 2022. “Il nostro modello attuale ci garantisce un’indipendenza di lungo periodo dalle pressioni degli azionisti tradizionali e integra in modo strutturale la responsabilità verso il nostro purpose nella nostra governance e nelle decisioni operative quotidiane — dice Gellert—. Sebbene il purpose fosse già radicato nella nostra cultura aziendale, questa transizione rappresenta un richiamo chiaro e costante per tutti i team sul motivo per cui esistiamo come impresa. Quando discutiamo di strategia di prodotto, scelte di fornitura, campagne o partnership, partiamo sempre dalla stessa domanda: ‘Questa decisione riduce l’impatto negativo ed è coerente con il nostro purpose aziendale?’. Ci assumiamo una responsabilità collettiva per le nostre azioni e oggi con il report rafforziamo questa responsabilità anche verso l’esterno”.