“Quest’anno ne assegniamo per poco meno di 430 milioni, portando così il totale a 1,1 miliardi, di cui almeno l’80% a imprese italiane”. Si riferisce ai lavori del decommissioning del nucleare tricolore Gian Luca Artizzu, amministratotre delegato di Sogin, società controllata dal Mef e deputata allo smantellamento di quattro grandi impianti nucleari (Latina, Garigliano, Trino Vercellese, Caorso). “Proprio il nuovo, consistente pacchetto di commesse dimostra che sta accelerando: siamo al 47,7%, finirà a inizio anni 50 su un sito, gli altri negli anni ‘40”, spiega a Il Sole 24 Ore. L’Italia guarda a un possibile ritorno all’atomo mentre la nuova guerra del Golfo, con relativo choc energetico, “ci ricorda la necessità di investire su fonti energetiche di lungo periodo come l’atomo”, fa notare Artizzu. “Sogin aveva una media di gare di 90 milioni l’anno, tre anni fa eravamo praticamente a secco di lavori, che per un’azienda come la nostra durano 8-9 anni. Con il contributo del 2026 arriviamo oltre 1,1 miliardi, un dato che abbiamo fortemente voluto e che è la migliore testimonianza dell’accelerazione del decommissioning. Inoltre si tratta di una grande opportunità per il Paese, considerato che almeno l’80% di questi lavori fa capo ad aziende italiane, in particolare per la parte metalmeccanica ed edile, mentre per il termico bisogna rivolgersi quasi sempre a realtà straniere, se devi fondere metalli radioattivi nel nostro Paese non hai neppure un impianto per farlo”, sottolinea.