Sebbene i prezzi del petrolio continuino a essere volatili a causa delle incertezze sulle prospettive di una risoluzione del conflitto, l’attuale prezzo di mercato, incorporato nella curva dei futures, potrebbe essere “troppo ottimistico”, considerando “che l’aspettativa di un futuro calo dei prezzi del petrolio era eccessivamente ottimistica”. Lo sottolinea la Bce nei verbali dello scorso vertice di politica monetaria del 10-11 giugno. L’accumulo e il successivo rilascio di scorte petrolifere da parte della Cina “erano stati un fattore determinante nell’evoluzione dei prezzi globali dell’energia, e queste dinamiche – insieme a una più ampia riduzione globale delle scorte preesistenti – avrebbero potuto contribuire a contenere le pressioni al rialzo sui prezzi, attenuando le interruzioni dell’offerta fisica”, spiega il documento. Tuttavia, già giugno, spiega la Bce, “le scorte stavano diminuendo e, se avessero raggiunto livelli critici, i prezzi del petrolio avrebbero potuto aumentare rapidamente, con ulteriore incertezza, in particolare per quanto riguarda i carburanti raffinati. In questo contesto, si è discusso del perché i prezzi del petrolio non fossero aumentati più bruscamente nonostante la continua chiusura dello Stretto di Hormuz”. Sebbene ciò potesse essere potenzialmente attribuito alle aspettative di un accordo di pace, altre possibili spiegazioni includevano “l’aumento della produzione petrolifera, l’utilizzo di oleodotti e altre rotte alternative, l’utilizzo delle scorte, le dinamiche di stoccaggio cinesi e la riduzione della domanda, anche a causa della minore attività produttiva ad alta intensità energetica in Cina”.
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