Petrolio, Confindustria: Rischio scarsità non azzerato, estate critica

Per il petrolio le stime della Eia indicano una risalita lenta e parziale della produzione nel Golfo (ancora -5,6 mbg a fine 2026), anche dopo una riapertura stabile di Hormuz ipotizzata completarsi nel terzo trimestre: smaltire l’ingorgo di petroliere richiede tempo, ripristinare gli impianti danneggiati ancor di più. Lo segnala Confindustria nel focus del mese allegato alla ‘Congiuntura flash’. La produzione fuori dal Golfo, si spiega, non ha subito cadute ed è attesa in aumento, specie nel 2027: il motivo è l’elasticità al prezzo dello shale oil negli Usa, che è atteso crescere molto spinto dai prezzi alti degli ultimi mesi. Questo dovrebbe calmierare le quotazioni petrolifere, e giustifica un cauto ottimismo per le economie occidentali dato che il balzo nell’inflazione in Europa e America dovrebbe rimanere in larga parte temporaneo. Tuttavia, sul breve-medio termine, anche con la riapertura completa dello Stretto, l’andamento atteso nella produzione rimarrà molto al di sotto della domanda a livello mondiale. Se si verificasse una carenza di petrolio, alcune attività economiche sarebbero direttamente colpite. In Italia, i dati sul 2024 del Bilancio Energetico Nazionale mostrano che greggio e raffinati sono consumati soprattutto per il trasporto merci e le auto/moto private (84,8%); il resto è ripartito tra industria (5,6%, in particolare la petrolchimica già in difficoltà), agricoltura (4,8%), riscaldamento di casa-ufficio (4,6%); minima ormai la quota usata per la generazione di elettricità.



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