Petrolio, Rogoff (ex Fmi): Uscita Emirati da Opec avrà conseguenze enormi

“L’uscita dall’Opec del secondo Paese più importante dell’organizzazione dopo l’Arabia Saudita, nel mezzo della più grave crisi energetica della storia, non potrà che avere conseguenze geopolitiche enormi, ben al di là del rialzo del greggio”. Così Kenneth Rogoff, direttore dell’istituto di economia internazionale a Harvard, PhD al Mit, già capo economista del Fmi, in un’intervista a Repubblica. Per lui non è certo chi trarrà più vantaggi: “Sì, forse l’America, come scrive la stampa internazionale, però non mi convincono i passaggi logici che portano a questa conclusione” E poi: “Già, serviranno anni, ammesso che venga mai riaperto lo Stretto, per riattivare il tutto. Ecco, uno dei motivi è che gli Emirati temono che qualcuno dei contendenti accetti passaggi di transito o altri oneri per Hormuz. È un punto fermo. Ma poi avere l’America dalla propria parte è un vantaggio? Vogliamo dimenticare le guerre del Vietnam, dell’Iraq, dell’Afghanistan, tutte perse, o meglio ‘non vinte’ come amano dire alla Casa Bianca, dagli Stati Uniti? E vogliamo dire che le possibilità di vincere quella in corso, o anche solo di identificare cosa vorrebbe dire vincere, sono pari a zero? Mi dispiace perché è il mio Paese, però militarmente è un disastro. E sorvolo sulle sconfitte interne. Nell’università dove lavoro domina la paura di fare qualcosa di sbagliato e vedersi ritirare il visto. E dovrebbe essere la fucina delle menti più brillanti e intraprendenti”.

Rogoff cerca di capire la ragione per cui gli Emirati si sono chiamati fuori: “Probabilmente perché non ne potevano più dello strapotere interno dell’Arabia Saudita, perché attribuiscono all’Opec parte della responsabilità per i gravissimi danni che hanno subito alle loro infrastrutture interne, perché il regime delle quote – ne aveva una di 3,4 milioni di barili al giorno – era frustrante per chi aveva grandi progetti non solo turistici ma industriali, e aveva la possibilità di finanziarli vendendo petrolio in quantità molto maggiori”. Ma “il vero motivo del divorzio, che non è a Hormuz ma, sul lato opposto della penisola arabica, nello Yemen”. Perché “Ormai quel Paese è ridotto a una spartizione tracciata sulla sabbia, eppure ricchissimo di petrolio nel suo sottosuolo. C’è l’area degli Houthi, quel che resta dell’antico Stato sovrano, una fascia di territorio controllata dall’Arabia Saudita e un’altra dagli Emirati, ognuna con i suoi giacimenti. Queste sono da anni ai ferri corti. Il 30 dicembre l’aviazione saudita ha bombardato nel porto yemenita di Al-Mukalla una nave degli Emirati sostenendo che conteneva armi destinati ai miliziani del Consiglio di tradizione del sud, il fronte emiratino dell’area. Ci sono voluti mesi per ricomporre l’incidente, ma la tensione resta”.