“La tassazione di benzina e gasolio è una delle principali entrate per lo Stato italiano ed è la spiegazione per cui i nostri prezzi sono fra i più alti d’Europa e, di conseguenza, del mondo.
Il nuovo choc petrolifero ha fatto balzare il prezzo internazionale, quello preso a riferimento dalle compagnie petrolifere per cedere il prodotto, netto tasse, ai distributori, quelli che poi vendono agli automobilisti”. Lo scrive su La Stampa Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia. “Prima della guerra, il 27 febbraio scorso, il prezzo del gasolio diesel, il prodotto più consumato e quello che ha avuto il balzo più importante, era di 1,72 euro/litro. Questo va scomposto nelle seguenti tre principali componenti: primo, il prezzo netto tasse, ovvero il prezzo industriale, di 0,74 euro, legato alle quotazioni internazionali del mercato petrolifero; secondo, le accise, cioè le tasse, quelle che in maniera azzardata sono collegate all’Abissinia, pari a 0,67 euro; terzo, l’Iva, che vale il 22% e che è calcolata sia sul prezzo industriale, sia sull’accisa, da cui le altrettanto frettolose accuse di tasse sulle tasse, pari a 0,31 euro”. E ancora: “Nella settimana di guerra il prezzo del gasolio diesel sul mercato internazionale, il famigerato Platts, ha accusato un balzo del 48%, circa 360 dollari per tonnellata che, convertito in litri e in euro, significa 27 centesimi in più ogni litro. Questo è stato l’incremento del prezzo industriale sul quale viene calcolata l’Iva del 22%; l’aumento del prezzo industriale ha comportato un incremento di 6 centesimi di maggiori entrate dello Stato. Ecco, l’accisa mobile vuole semplicemente restituire questo ammontare, questo incremento di Iva, attraverso un simile ribasso dell’accisa che passerebbe da 0,67 a 0,61. Alla pompa il prezzo ha segnato un balzo in una settimana a 2,05 euro/litro, 0,33 in più, ci cui 0,27 euro per il prezzo internazionale, o quello industriale, e per 6 centesimi, per incremento di Iva, quanto dovrebbe restituire l’accisa mobile”.
Tabarelli infine scrive: “In sostanza, la facile accusa di speculazione è infondata, a meno che non si voglia tacciare il mercato petrolifero internazionale di manovre, cospirazioni e inefficienze.
Le polemiche distraggono l’attenzione dalla realtà che è bene capire attraverso due passaggi. Il primo riguarda il prezzo industriale, il Platts, il prezzo al netto delle tasse, che varia in funzione del mercato internazionale del petrolio, a cui viene aggiunto un costo di distribuzione interna di circa 0,2 euro/litro. Il secondo punto da capire è più semplice, perché si prospetta una carenza di prodotto, se non riprende il passaggio a Hormuz, di proporzioni apocalittiche, in particolare per il gasolio, che viene esportato verso l’Europa anche dal Golfo Persico. Per questo è schizzato di 27 centesimi di euro per litro a quota 0,82, nel caso del prezzo internazionale. Accusare i mercati di speculazione è facile, ma anche irresponsabile verso la gente che ha a che fare con una realtà molto più complessa”.