Petrolio, Tabarelli (Nomisma): Perché il greggio non arriva a 200 dollari

“Tre mesi e tre giorni sono passati dal 28 febbraio, dall’inizio della crisi, la più grave della storia, come l’ha definita l’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE), creata nel 1974 da Nixon per rispondere al primo shock innescato il 6 ottobre 1973 dalla guerra dello Yom Kippur. Questa crisi del 2026, in realtà, comincia esattamente 50 anni e un giorno dopo, il 7 ottobre 2023, quando Hamas fa strage fuori da Gaza”. Lo scrive in un suo intervento su Il Sole 24 Ore Davide Tabarelli, presidente di Nomisma energia. “Occorre costatare che la politica oggi conta meno ed è questa la prima conclusione di questi 96 giorni di chiusura di Hormuz, perché, altrimenti, come spiegare che i prezzi del petrolio non sono esplosi? Il 27 febbraio Il Brent era a 72 $ per barile (bbl), oggi oscilla intorno ai 93 $ dopo aver sfiorato i 120 $ ad inizio maggio, ma è lontanissimo dai quei 150 o 200 $ che si davano per scontato se Hormuz fosse stato chiuso per tre mesi”, si legge ancora. E poi: “Mancano dal mercato 20 milioni barili giorno (Mbg) su un totale di offerta che si aggira sui 105 Mbg. Mai si era verificato un taglio di produzione di questa entità e il massiccio ricorso alle scorte, strategiche, commerciali e ombra, dell’ordine di 4 Mbg, ha contribuito ad evitare il panico. Ne fanno parte i 400 milioni, su un totale di 1,2 miliardi, di scorte strategiche rilasciate dai paesi AIE, sostanzialmente quelli Ocse, a partire dall’11 marzo”.