Il contesto internazionale resta caratterizzato da un’elevata incertezza geopolitica, che si riflette sull’economia globale principalmente attraverso i canali dell’energia, del commercio internazionale e delle aspettative degli operatori. Negli ultimi mesi, le tensioni si sono intensificate in alcune aree strategiche per le risorse naturali e trasporti navali, tra cui la regione artica, l’Iran e il Venezuela. Lo sottolinea l’Upb nella Nota congiunturale di febbraio- La sovrapposizione di questi focolai di crisi crea l’incertezza e delinea rischi al ribasso per la crescita mondiale, alimentando la volatilità dei prezzi delle materie prime e quindi delle prospettive inflazionistiche e di politica monetaria. In questo contesto di instabilità geopolitica, aumenta il rischio sistemico e gli investitori tendono a orientarsi verso beni rifugio. L’attività economica globale rimane disomogenea: nel 2025 gli Stati Uniti hanno mostrato una dinamica relativamente solida, di circa il 2 per cento nel 2025 e la Cina, che ha sostanzialmente centrato l’obiettivo di un Pil al 5 per cento, ha mantenuto esportazioni vivaci nonostante le restrizioni commerciali. Nell’area euro la produzione procede a ritmi contenuti e differenziati tra paesi, con risultati migliori nelle economie sostenute dalla domanda interna rispetto a quelle più focalizzate sul commercio con l’estero. Le ultime stime del FMI vedono per il 2026-2027 la crescita mondiale costantemente poco sopra il 3 per cento, mentre nell’area euro non supererebbe l’1,5 per cento. Nonostante l’attesa di una stabile dinamica del Pil globale per quest’anno è atteso un brusco rallentamento del commercio mondiale (dal 4,1 per cento del 2025 al 2,6 per cento), che penalizzerebbe quindi le economie più orientate all’export.