Porti, Paroli (Aut, Mar Ligure occidentale): Investiti 3,6 mld anche per sicurezza

I porti di Genova e Savona con Fincantieri lavorano per proteggersi da eventuali attacchi esterni, anche terroristici. Lo dice al Corriere della Sera Matteo Paroli, presidente da luglio 2025 dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure occidentale (Genova, Prà, Savona e Vado) e, da questo luglio, dell’aeroporto del capoluogo ligure. “Fincantieri ci sta seguendo in un percorso per la protezione, attraverso sensori, delle acque portuali di Genova e Savona. I porti in tutto il mondo sono infatti bersagli strategici di gruppi eversivi e terroristici: a Savona, nel gennaio 2025, è esplosa, per fortuna senza danni di rilievo, una mina magnetica posizionata su una nave, la Ever Given ancorata in porto. I nostri scali saranno i primi in Italia ad adottare un sistema di sorveglianza acustica per individuare droni o subacquei non autorizzati, attraverso una rete di boe con sonar attivi e passivi, collegate a un software. Inizieremo a Genova, con boe alle due imboccature del porto, operative dai primi mesi del 2027. Una prima flotta di 5 droni aerei, destinati a diventare 13 a regime, sorvolerà le aree portuali per individuare anomalie e intrusioni non autorizzate”, racconta. E poi aggiunge sulla minaccia cyber: “Abbiamo raddoppiato, da 2,5 a 5 milioni di euro, i finanziamenti per le difese cibernetiche. Ogni giorno subiamo attacchi informatici. La maggior parte arriva da Corea del Nord, Russia e Paesi dell’Africa centrale e meridionale. Finora li abbiamo sempre bloccati, talvolta sospendendo temporaneamente alcuni servizi rispetto a specifiche aree tematiche È una guerra continua, fondata sull’innovazione tecnologica. Tutti i porti sono bersagli informatici privilegiati, perché sono cruciali per gli approvvigionamenti”. E ancora: “Abbiamo investito 3,6 miliardi di euro per potenziare le infrastrutture con interconnessioni stradali e ferroviarie del cosiddetto ultimo miglio per l’ingresso e l’uscita dallo scalo. Genova è il porto della Lombardia: l’80% delle merci lì prodotte e destinate all’export lascia l’Italia passando per lo scalo di Genova. Tuttavia, una buona parte dell’import italiano dal Nord America passa per Rotterdam, Anversa e Amburgo, e non per la Liguria. Serve ora un ulteriore sforzo sui collegamenti dell’ultimo miglio. Così avremo più lavoro nei porti italiani e sarà lo Stato italiano a incassare i dazi d’importazione e il gettito Iva che restano nello Stato europeo di primo approdo”.