L’Italia è tra i Paesi più virtuosi nel riciclo della plastica, con un tasso del 49,6% nel 2025. Ma, come sottolinea il Corriere della Sera, il paradosso è che il sistema rischia una crisi. Corepla, consorzio che fa parte del sistema Conai e si occupa di raccolta, riciclo e gestione degli imballaggi in plastica, lancia l’allarme. Se da un lato la raccolta differenziata cresce (del 5% nel primo semestre 2026), dall’altro la capacità di selezione si è ridotta di 11.500 tonnellate. Nel 2025 la capacità di riciclo persa ammontava a 400 mila tonnellate, mentre negli ultimi tre anni in Europa sono stati chiusi 45 impianti. “Nel 2025 la discesa dei prezzi della plastica vergine ha fatto crollare la domanda di quella riciclata — racconta Giorgio Quagliuolo, presidente di Corepla —. Con la chiusura dello Stretto di Hormuz e lo ‘shortage’ di petrolio è tornato l’interesse per le materie prime seconde, ma per poco tempo”. A questo fattore se ne aggiungono altri due: “Una cronica carenza impiantistica del sistema italiano e le importazioni extra Ue di plastica riciclata, a prezzi stracciati, che non rispettano i criteri comunitari ai quali, invece, noi ci dobbiamo attenere”.
Secondo Quagliuolo, le possibilità di intervento sono molteplici: “Per aumentare la competitività del materiale si potrebbe per esempio introdurre un regime sanzionatorio per le pubbliche amministrazioni che non rispettano i criteri ambientali minimi, si potrebbero studiare nuove modalità di ‘certificati bianchi’, una riduzione dell’Iva per chi produce materie prime seconde o pensare a un credito d’imposta. O ancora, aumentare il tasso di sostituzione nei cementifici di combustibili tradizionali con quelli alternativi, come il Css che si ottiene dagli scarti non riciclabili della plastica: in Italia siamo a poco più del 20%, in Europa al 60%”.