“Dall’incontro a Londra arriva un messaggio chiaro: bisognerà trovare un compromesso, ma non sarà una capitolazione”. Lo dice Dominique Moïsi, tra i fondatori dell’Institut français de relations internationales e tra i più autorevoli analisti francesi di geopolitica. “L’Europa dispone di capacità militari, finanziarie ed economiche per incidere nei negoziati. Il dubbio semmai riguarda la volontà politica, che resta da dimostrare. Le ultime dichiarazioni di Trump su Zelensky sono una forma di aggressione, ritroviamo il tono dello Studio Ovale dello scorso febbraio. Ecco perché era essenziale che Starmer, Merz e Macron stessero fisicamente accanto al presidente ucraino a Londra, per mostrare al mondo e ai russi che Kiev non è sola. Zelensky non riconquisterà i territori perduti, ma perché dovrebbe cedere diplomaticamente ciò che controlla ancora, o accettare una riduzione delle sue forze armate?”. Poi – nel colloquio con Repubblica spiega perché l’Italia non fosse invitata a Londra spiega: “L’Italia adotta posizioni intermedie, talvolta ambigue, ma nel complesso razionali dal proprio punto di vista. Giorgia Meloni ha cercato di preservare una relazione privilegiata con Washington, una scelta comprensibile sul piano interno ma che in altre capitali poteva essere interpretata come un indebolimento dell’Europa. Così paga sia un pregiudizio storico verso l’Italia, sia un comportamento diplomatico poco leggibile. Dal momento che gli Stati Uniti non giocano più il loro ruolo tradizionale, l’Europa deve diventare adulta. È una trasformazione brutale”. L’Europa non è pronta a un rapporto di forza con Washington: “Macron aveva usato spontaneamente la parola ‘tradimento’ parlando di Trump in una riunione privata, poi si è immediatamente corretto. Anche lui fa attenzione a non contrariare Trump e a lusingarlo. Penso sia un atteggiamento sbagliato e pericoloso. La lusinga rafforza Trump nell’idea che possa permettersi tutto. L’Europa dovrebbe invece resistergli con fermezza, pur lasciando aperta la porta all'”after Trump’. Prima o poi quel momento arriverà, ma oggi il fossato tra Europa e America è immenso. È la fine di un ciclo di ottant’anni. In place de la Concorde, una targa ricorda il luogo dove fu firmato il Piano Marshall nel 1947. Tra la generosità illuminata dell’America di allora, che aiutava l’Europa a ricostruirsi, e il cinismo interessato di Trump, che fa di tutto per indebolire il progetto europeo, la distanza è vertiginosa. Non l’avremmo immaginato neppure nei nostri peggiori incubi”.