“Putin si sta rendendo conto che la guerra in Ucraina va avanti e non nella direzione da lui auspicata”. Lo dice l’analista geopolitico francese Dominique Moïsi. Innun’intervista a La Stampa aggiunge: “Significa legare la fine delle ostilità in Ucraina alla grande vittoria patriottica del 1945″, afferma l’esperto, oggi consigliere speciale dell’Istituto Montaigne di Parigi, ricordando che «i russi amano i simboli”. E poi sull’apertura di Putin: “Ci sono due interpretazioni a questa mossa, che non sono necessariamente incompatibili tra loro. La prima, di carattere strategico, consiste nel fatto che Putin parla della guerra in Ucraina nello stesso modo con il quale Trump parla di quella in Iran. Il capo del Cremlino dichiara di aver vinto la guerra, che ormai è finita, ma in realtà a oggi non ha ottenuto molto e questo per lui è un problema. La seconda interpretazione è di natura tattica: Putin mostra di fare quello che vuole Trump, addossando la responsabilità agli ucraini e ai loro sostenitori. In questo modo si cerca di aumentare le distanze tra Stati Uniti ed Europa”. E ancora: “La vera domanda riguarda gli ucraini che, sebbene siano stremati come i russi, mantengono l’iniziativa sul terreno. Accetteranno una tregua lunga, una sospensione delle ostilità che congeli la situazione? Mosca ha conquistato una fetta di territorio di poco inferiore al 20% dell’Ucraina. È molto meno di quello che avrebbero voluto, ma in caso di cessazione delle ostilità parlerebbero comunque di successo, nel tentativo di giustificare il milione di connazionali morti e feriti”.