“In questa strategia di sicurezza nazionale si legge, per la prima volta, che lo Stato-nazione è visto come la principale unità di governo globale. E penso che questo sia probabilmente inteso in contrasto diretto con le strutture sovranazionali dell’Ue, non semplicemente perché all’amministrazione Trump e ai conservatori Usa non piacciono gli enti sovranazionali, ma soprattutto perché negli ultimi anni l’Ue ha iniziato ad adottare misure, sia interne sia in relazione agli Usa, su cose come le politiche tecnologiche e la censura di coloro che criticano il multiculturalismo, che ha portato molti conservatori americani a pensare che l’Unione europea non rifletta i valori liberali che siamo fieri di avere ereditato dall’Europa. Quando lo dico agli europei c’è un forte choc. C’è una disconnessione tra come noi negli Usa diamo per scontato che vengano percepite le politiche europee e come sono percepite in Europa”. Così Alexander B. Gray, ex capo dello staff del Consiglio di sicurezza nazionale del primo mandato di Trump e oggi studioso dell’Atlantic Council. In un colloquio on il Corriere della Sera aggiunge: “se leggete la Strategia e ascoltate gli alti funzionari di governo è ovvio che porranno maggiore attenzione sull’emisfero occidentale e sull’Asia. Gli Stati Uniti stanno arrivando alla conclusione che l’Europa è molto meno centrale per i nostri interessi geopolitici fondamentali. La situazione ideale sarebbe essere allineati in termini di valori e visioni del mondo e collaborare su varie questioni: l’Europa gestisce la sicurezza europea col nostro aiuto, ma questo non è il nostro focus principale. Penso che ci sia il desiderio di arrivare ad una situazione in cui l’Europa è allineata con noi sui valori, per avere maggiore abilità di rivolgersi ad essa e delegarle alcune responsabilità di sicurezza del continente. E oggi siccome i valori divergono significativamente non c’è quel livello di partnership che permette di lavorare in modo collaborativo se ci concentriamo su altro”. E ancora: “Per noi ha grande valore evitare che la Russia conquisti l’Ucraina. La divergenza sta nell’attenzione e nelle risorse che riteniamo debbano essere dedicate a realizzare gli obiettivi di guerra di Zelensky. Oggi la prospettiva Usa è che i suoi obiettivi di guerra massimalisti — che molti dei nostri amici in Europa condividono — non sono i nostri. I nostri sono: raggiungere un accordo ottenibile, che mantenga l’Ucraina indipendente e sovrana ma non necessariamente realizzi tutte le cose che Kiev vorrebbe e che francamente avrebbero senso da un punto di vista etico. Ma è nell’interesse Usa spendere le nostre limitate risorse per tentare di raggiungerle? La posizione Usa è sempre di più: no”.