“La guerra in Ucraina resta ostaggio delle sue contraddizioni. Stati Uniti, Europa e Russia le alimentano. Sui nodi di fondo non ci sono progressi. I rischi crescono: drone russo in Romania docet”. Lo scrive sul Corriere della Sera Giampiero massolo, diplomatico, ex presidente di Ispi e presidente di Mundys. Si legge ancora: “Di America c’è n’è troppo poca. E quel poco non è più credibile. Trump ha scoperto presto che per la tregua avrebbe dovuto svendere Zelensky a Putin: troppo intestarsi una resa e mettersi contro il Congresso. Il presidente non comprende chi combatte battaglie esistenziali. Meglio dunque volgere l’attenzione altrove, dare ragione a Mosca (ma fornire nel frattempo supporto d’intelligence a Kiev per colpirla) e scaricare sugli europei oneri e colpe del conflitto”. E poi: “Di Europa per una volta ce n’è molta. Sono ormai gli europei il pivot della resistenza ucraina. Resistenza, tuttavia. Non prevalenza. Le forniture di armi sono limitate dai bilanci, dalla scarsità degli arsenali, dalle tipologie concretamente disponibili. Sul piano politico il dibattito sull’accesso ucraino all’Ue mette in evidenza divisioni profonde, segna il passo. Non ha molto senso perciò una mediazione europea: frenata dalle divergenze e percepita come troppo di parte. Putin la evoca per esasperare i nostri dissidi. Come fa con i droni. Di Russia, c’è n’è troppa sin dall’inizio. Eppure finora senza risultato: al punto da costringere i russi a pretendere per via negoziale quello che non hanno conquistato sul campo. Non c’è motivo per gli ucraini, diventati militarmente forti ed efficaci, di acconsentire”.