Ucraina, Terekh (Fire Point): Qui nascono i Flamingo e testiamo armi del futuro

Iryna Terekh, ex architetta, sopravvissuta al massacro di Bucha, oggi guida una delle aziende più importanti e più discusse della difesa ucraina. “Abbiamo una capacità massima di produzione a 200 al mese per cui abbiamo progettato gli stabilimenti. Ma dipende dai contratti. Se sono instabili, non ha senso aumentare la produzione, assumere personale e poi dover riorganizzare tutto. Con i fondi del prestito europeo, se una parte venisse destinata ai Flamingo, potremmo arrivarci”, racconta al Corriere della Sera. Le aziende europee e americane chiederanno aiuto per produrre gli Fp1 e Fp2: “La priorità resta sempre l’Ucraina. Siamo in contatto con diversi governi che vogliono FP-1 nei loro eserciti e con aziende straniere interessate a partnership industriali. Ma sono convinta che un’arma non testata in condizioni reali non abbia senso. Il campo di battaglia ucraino è la verifica più dura. Chi pensa di produrre droni mai testati qui e usarli contro le minacce future è naïf. Molte aziende occidentali lo hanno capito e tengono ricerca e sviluppo in Ucraina”. Quanto all’Italia non c’è ancora rapporto “sul procurement militare. Abbiamo alcune partnership industriali con aziende italiane. E l’Italia fa parte del progetto Freyja: questo, di per sé, è molto importante”. Il progetto europeo di difesa antimissilistica Freyja dovrebbe diventare un’alternativa ai Patriot: “Freyja non è un tentativo di copiare tecnologie esistenti: è un modo diverso di pensare la difesa aerea. L’obiettivo è avere un intercettore sotto il milione di dollari. Un Patriot costa, a seconda dei contratti, dai quattro ai sei milioni, e a volte servono più missili per intercettare un bersaglio”.