“Viviamo una fase storica segnata da uno scontro sistemico globale: a Occidente – ricorda Patuanelli – gli Stati Uniti che usano dazi, sussidi e politica industriale come strumenti di potenza; a Oriente, una Russia che continua a mettere in discussione l’ordine internazionale, purtroppo in buona compagnia; sullo sfondo, una Cina che gioca una partita industriale, tecnologica e finanziaria di lungo periodo. In questo scenario l’Europa resta ferma, vaso di coccio tra vasi di ferro, senza autonomia strategica, senza una politica industriale comune, senza strumenti fiscali condivisi. E mentre il mondo cambia, l’Unione continua a rifugiarsi nelle procedure, nei tecnicismi, nell’illusione che basti amministrare l’esistente. Quando torneremo a parlare seriamente di debito comune europeo come leva di sviluppo e non come tabù ideologico? Quando l’Europa deciderà di dotarsi di una vera politica economica, capace di sostenere lavoro, imprese e transizioni industriali? Quando la Banca Centrale Europea smetterà di essere un simulacro tecnico, un soggetto che si limita a “non sbagliare”, e inizierà invece ad assumersi una responsabilità piena sull’economia reale, sulla crescita e sulla coesione sociale? Non esiste futuro europeo senza: un’Unione politica vera, una banca centrale che non sia solo un arbitro tecnico, un mercato unico che non penalizzi sempre gli stessi, un’economia sociale di mercato che non resti uno slogan vuoto”.
(Segue)