Ue, Valentini (Mimit): Allenaza con usa indispensabile, Europa agisca su carenze



“L’alleanza tra Europa e Stati Uniti è l’alleanza indispensabile. Non perché sia perfetta. Non perché sia priva di tensioni, di asimmetrie, di interessi talvolta divergenti. Ma perché non perseguirla — rinunciarvi per stanchezza politica, o per calcolo ideologico — significa una sola cosa: relegarsi all’irrilevanza e cedere il campo a chi ha già deciso che le regole del nuovo ordine digitale le scriverà uno solo”. Lo ha detto Valentino Valentini, vice ministro delle Imprese e del Made in Italy, intervenendo al convegno “EU-US Tech Agenda 2030” organizzato a Roma da Formiche.

Né gli Stati Uniti né l’Europa – ha sottolineato – possono vincere questa sfida da soli. La competizione con la Cina non si vince in solitudine. Si vince insieme, oppure non si vince.

Ma un’alleanza indispensabile non è un’alleanza a senso unico: per stare a tavola bisogna avere le condizioni per esserci. Chi non è a quel tavolo è sul menù. E stare a tavola non significa semplicemente presentarsi, significa essere rispettati come commensali. Avere qualcosa da mettere nel piatto. Avere la forza di negoziare, non la necessità di acconsentire. Questo richiede all’Europa un esame di coscienza impietoso. Richiede di guardare senza sconti alle proprie carenze e di agire su di esse con determinazione. I compiti a casa non si delegano”. L’Europa, ha rilevato, “dispone di asset straordinari, in alcuni casi unici al mondo” anche nei settori più avanzati ma “tutto ciò non si è ancora tradotto in campioni industriali capaci di competere su scala globale”. Per Valentini “le proposte di Draghi sulla Capital Markets Union e sullo scale-up fund indicano la direzione giusta. Ma richiedono volontà politica. E quella volontà, fino ad oggi, non è stata all’altezza della sfida. Ciascuno deve fare la propria parte. Non esistono alleanze credibili senza che ogni partner faccia fronte alle proprie carenze con serietà e coerenza”.

Oggi l’alleanza tecnologica non è e non potrà essere soltanto tra governi, ma sarà un’alleanza asimmetrica tra attori di natura profondamente diversa: stati, istituzioni sovranazionali, e grandi imprese private. “Come si costruisce un’alleanza che includa questi attori senza essere ostaggio di essi? La risposta – per il vice ministro – non può essere ideologica. L’Europa non deve definire le proprie regole digitali in modo unilaterale, calando dall’alto prescrizioni che il mercato subisce senza averle condivise. Ma la risposta non è nemmeno cedere la definizione delle regole alle grandi piattaforme”. Il modello deve essere quello di “determinare insieme, con le grandi aziende tecnologiche, le caratteristiche delle soluzioni fin dalla loro progettazione. Sicurezza, sovranità dei dati, interoperabilità: non come vincoli imposti dall’esterno, ma come requisiti co-definiti con chi quelle soluzioni le costruisce”.