Usa, Nobel Shiller: Con tassi giù rischio inflazione, quasi peggio di Mussolini

“Non è solo la Fed. L’attacco ignominioso contro Powell fa parte di un preciso e diabolico programma di Trump: chi si oppone ai diktat la pagherà. Non importa chi tu sia, ti scateno contro il dipartimento di Giustizia oppure gli sgherri dell’Ice. Non fa differenza”. Così Robert Shiller, economista di Yale, premio Nobel nel 2013. “Ormai quasi peggio di Mussolini”, dice in un colloquio con Repubblica. Con tassi all’1%, spiega, “sarebbe inevitabile un’ondata di inflazione che interesserebbe le economie di tutto il mondo. L’inflazione è come una slavina. All’inizio quasi non si nota: un po’ più care le auto usate, qualche genere di alimentari, gli affitti. Poi però si ingrossa: i lavoratori cominciano a pretendere stipendi più alti per stare dietro al costo della vita, le aziende per cautelarsi fanno debiti provocando l’aumenti del costo del denaro, e così via. Alla fine sono tutti travolti”. E ancora: “La storia insegna. Non c’è bisogno di andare indietro fino alla Germania fra le due guerre: in tempi più recenti Arthur Burns, la quintessenza del presidente della Fed malleabile ai voleri della Casa Bianca, occupata allora da Richard Nixon, cedette alle imposizioni di quest’ultimo alla ricerca di rielezione all’inizio degli anni ’70. Abbassò oltre misura i tassi e avviò la più calamitosa iperinflazione della storia recente. Ci volle un monumento come Paul Volcker per abbatterla. Ecco, nel Pantheon dei banchieri centrali entra a pieno titolo per dignità e resistenza, dopo il videomessaggio di domenica, anche Jeremy Powell”.