
Nel 2024 in Italia sono stati prodotti 29,9 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, il 2,3% in più rispetto all’anno precedente, con una media di 507,7 chilogrammi per abitante, 11,5 in più rispetto al 2023. La crescita riguarda tutte le ripartizioni, ma è più marcata nel Nord-est, dove raggiunge il 4,2% e porta la produzione pro capite a 577,1 chili. Seguono Nord-ovest (+3,2%), Centro (+1,2%) e Sud e Isole (+1%). Istat conferma che la raccolta differenziata ha raggiunto il 67,7% dei rifiuti urbani, un punto percentuale in più rispetto al 2023 e oltre il target nazionale del 65%. Il Nord-est si conferma in testa con il 77,8%, seguito dal Nord-ovest con il 71,3%. Il Centro si ferma al 63,2%, il Sud al 59,9% e le Isole al 60,8%. Dal 2010 la quota nazionale è quasi raddoppiata, con un incremento di 32,4 punti percentuali.
A livello regionale, la percentuale più alta di raccolta differenziata è quella della Provincia autonoma di Trento, all’82,5%, seguita da Emilia-Romagna e Veneto, entrambe oltre il 78%. Le quote più basse si registrano invece in Liguria (59,6%), Campania (58,1%), Calabria (57,5%), Lazio (56,2%) e Sicilia (55,5%). La produzione pro capite raggiunge invece il livello più elevato in Emilia-Romagna, con 664 chili, e in Valle d’Aosta, con 649,8.
Nei comuni capoluogo la produzione è salita a 9,7 milioni di tonnellate, il 3,3% in più rispetto al 2023, con una media di 546,2 chili per abitante, 38,5 chili sopra il dato nazionale. La raccolta differenziata è cresciuta di 1,5 punti ma si è fermata al 58,4%. Il target del 65% è stato raggiunto in 68 capoluoghi su 112: Ferrara è in testa con l’88,4%, seguita da Treviso e Belluno, entrambe oltre l’86%. Tra i capoluoghi metropolitani, invece, l’obiettivo è stato raggiunto soltanto da Bologna e Cagliari.
Sul fronte delle abitudini, nel 2025 l’87,4% delle famiglie dichiara di differenziare sempre carta, vetro, alluminio e plastica, una quota salita dal 24,1% del 1998. La percentuale raggiunge il 93% per la carta, il 92,7% per la plastica e il 92,2% per il vetro, mentre l’alluminio si ferma all’83,9%. Restano più basse le quote relative alle batterie esauste e ai farmaci scaduti, rispettivamente al 51,3% e al 54%.
Nel 2025 il servizio porta a porta riguarda il 73% delle famiglie, contro il 66% del 2018, e oltre sette famiglie su dieci si dichiarano molto o abbastanza soddisfatte. Tra chi segnala criticità, il problema principale è la frequenza della raccolta, indicata dal 55,9% delle famiglie servite. Seguono gli odori legati ai rifiuti organici non raccolti (35%) e la gestione di sacchetti e contenitori (31,4%).
Il costo del servizio resta invece uno dei principali motivi di insoddisfazione: il 63,7% delle famiglie lo considera elevato, contro il 58,6% del 2021. La quota sale all’81% nelle Isole e scende al 53,5% nel Nord-est. Per aumentare la partecipazione alla raccolta differenziata, il 77,6% delle famiglie considera utili detrazioni o agevolazioni fiscali, mentre il 66,3% chiede maggiori garanzie sull’effettivo riciclo dei materiali raccolti.
Nel confronto europeo, l’Italia mantiene comunque risultati positivi sul recupero dei materiali. Nel 2024 sono stati trattati per il recupero 154 chili di rifiuti urbani per abitante, contro una media Ue di 148 chili, mentre il compostaggio ha raggiunto 127 chili pro capite. I rifiuti destinati alla discarica sono invece scesi a 75 chili per abitante, il 70,1% in meno rispetto al 2010.