
La Commissione europea ha presentato l’attesa riforma del mercato delle emissioni nocive, noto con l’acronimo ETS, cercando di venire incontro alle pressioni di alcuni settori industriali (e alle richieste di Stati membri capitanati dall’Italia), ma senza rimettere in discussione lo strumento nato venti anni fa. Dal 2013, il sistema ETS ha generato oltre 270 miliardi di euro di entrate, circa tre quarti delle quali sono state assegnate agli Stati membri, fornendo al contempo circa 255 miliardi di euro di quote di emissione gratuite a sostegno della transizione. Per massimizzare il loro impatto, la proposta richiede agli Stati membri di investire una quota delle entrate dell’ETS nella decarbonizzazione industriale, nelle tecnologie pulite e nell’innovazione. Bruxelles propone altresì un obiettivo di elettrificazione del 46% entro il 2040 (dal 23% attualmente). Allo stesso tempo, però, propone di rallentare dal 2031 in poi la riduzione del tetto alle emissioni nel sistema di scambio delle quote. Il massimale continuerà a diminuire ogni anno, ma a un ritmo meno sostenuto: il fattore lineare di riduzione sarà fissato dal 4,4 attuale al 3,7% tra il 2031 e il 2035, e all’1,7% dal 2036.
Ecco nel dettaglio alcune misure proposte:
– Rafforzare sostanzialmente il sostegno alla decarbonizzazione, con particolare attenzione agli investimenti, in linea con le conclusioni del Consiglio europeo di giugno 2026 e con il Clean Industrial Deal: Istituzione della Banca per la decarbonizzazione industriale (IDB) – per fornire 100 miliardi di euro di finanziamenti a progetti di decarbonizzazione industriale e per restituire una quota maggiore delle entrate dell’ETS ai settori coperti dal sistema. L’ETS Investment Booster darà impulso alla Banca, premiando le aziende che investono precocemente nella decarbonizzazione con circa 30 miliardi di euro, come prima fase della Banca per la decarbonizzazione industriale.
Mantenere il Fondo per l’innovazione quale strumento chiave per portare sul mercato l’innovazione a basse emissioni di carbonio e promuovere la diffusione delle industrie a tecnologia pulita.
– Gli Stati membri saranno tenuti a destinare il 50% dei propri proventi ETS nazionali a investimenti per la decarbonizzazione dei settori ETS.
– Fornire sostegno all’industria, garantendo al contempo un mercato del carbonio UE solido e in linea con l’obiettivo del 2040: Allineare il sistema ETS dell’UE all’obiettivo di riduzione delle emissioni dell’Unione per il 2040, pari al -90%, modificando la traiettoria di riduzione del sistema ETS dell’UE a partire dal 2031. Questa modifica implica che le quote di emissione continueranno a essere emesse anche negli anni ’40. Aggiorna il fattore di riduzione lineare (LRF) al 3,7% per il periodo 2031-2035 e all’1,7% per il periodo 2036-2040.
– Inglobare gradualmente nell’ETS anche la gestione dei rifiuti. La riforma prevede non poche salvaguardie per venire incontro alle preoccupazioni del settore. Per gli inceneritori urbani, l’inclusione sarà graduale dal 2031 al 2034, con un possibile opt-out nazionale fino al 2035 se sussistono due condizioni su tre: una carbon tax nazionale equivalente; essere in linea con gli obiettivi di riciclo; essere in linea con l’obiettivo sulle discariche.
– Espandere il mercato ETS ai voli privati e ai voli commerciali fino a 5.000 chilometri dal centro dell’Europa e, nel settore marittimo, ad alcuni porti di paesi terzi nel grande vicinato europeo. Nel dettaglio, per l’estensione all’aviazione per i voli entro i 5000 km, la misura (calcolata in base alla distanza dall’aeroporto di arrivo) include quindi gli scali del Medio Oriente, escludendo invece Stati Uniti e Cina. Viene confermato inoltre lo stop-the-clock su tutti gli altri voli a lungo raggio, con una clausola di revisione per la rivalutazione dell’accordo internazionale Corsia al 2032. Per il settore marittimo, infine, vengono aggiunti nuovi porti alla lista antievasione per trasbordo, e viene esteso il sistema Ets alle navi che producono più emissioni tra le 400 e le 5000 tonnellate lorde.
– Raggiungere un obiettivo ‘indicativo’ di elettrificazione dell’economia, del 46% entro il 2040. Attualmente, il tasso di elettrificazione è ferma al 23% da un decennio. Entro il 2030, il costo dell’elettricità non dovrà superare di oltre due volte e mezzo il prezzo del gas per le famiglie e di oltre due volte il prezzo del gas per l’industria.
– Per i settori coperti dal Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (Cbam), la riduzione delle quote gratuite sarà rallentata e la graduale eliminazione estesa fino al 2038. La Commissione ha proposto, inoltre, una riforma della Riserva di stabilità del mercato (Msr) per rafforzare ulteriormente la stabilità e la prevedibilità del mercato degli investimenti, mantenere la liquidità e ridurre l’eccessiva volatilità dei prezzi. Ciò si affianca alla proposta di aprile di interrompere l’invalidazione automatica delle quote detenute nella Riserva. La proposta rafforza il sistema Eu Ets per i settori dell’aviazione e marittimo e lo estende all’incenerimento dei rifiuti.