La diffusione di applicazioni che consentono di emettere scontrini digitali tramite smartphone, tablet o POS sta aprendo nuovi interrogativi sulla corretta certificazione dei corrispettivi.
Secondo Comufficio, non tutti gli strumenti presenti sul mercato, infatti, possono essere considerati equivalenti a un registratore telematico.
“I cosiddetti ‘velocizzatori’ possono essere utilizzati solo se rispettano precise condizioni – sottolinea Alfredo Accolla, consigliere d’amministrazione della Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili – quali: la memorizzazione del corrispettivo, la trasmissione dei dati e l’emissione del documento commerciale devono avvenire in modo contestuale”.
Non sono quindi ammessi sistemi che generano ricevute provvisorie o rinviano l’invio dei dati.
Il collegamento tra POS e registratori telematici previsto dalla normativa, serve a integrare i sistemi, non a sostituire il registratore.
In attesa delle nuove soluzioni software certificate previste per il 2027, gli esercenti devono verificare che gli strumenti adottati garantiscano la corretta memorizzazione e trasmissione dei corrispettivi per evitare contestazioni.