Alluvione improvvisa tra Tibet e Nepal: centinaia di vittime e dispersi

Tajani: "Due italiani colpiti, ma stanno bene, siamo in contatto con loro". Ue: "Pronti a mobilitare gli aiuti". Cause ancora incerte, i geologi ipotizzano una frana da un ghiacciaio

Scenario apocalittico al confine tra Nepal e Tibet cinese per un’alluvione improvvisa che ha colpito i distretti di Rasuwa e Nuwakot e la contea di Gyirong. Una gigantesca massa di acqua, fango, roccia e ghiaccio ha travolto villaggi, strade, ponti e infrastrutture energetiche, tra cui almeno due centrali idroelettriche. Il bilancio provvisorio (alle ore 23.30 locali) è salito ad almeno 157 vittime ma si contano centinaia di dispersi, tra cui decine di agenti delle forze di sicurezza locali. Secondo la polizia nepalese le persone irreperibili sarebbero quasi 600, tra cui 470 stranieri da 28 Paesi diversi. Più di cento sono cittadini indiani, molti dei quali diretti verso il monte Kailash, una montagna sacra per l’induismo. I media statali cinesi riferiscono inoltre di almeno tre morti e 265 dispersi.

La Farnesina ha attivato l’Unità di Crisi e si è coordinata con l’Ambasciata italiana a Pechino, il Consolato Generale a Calcutta e il Consolato onorario a Kathmandu. Secondo le registrazioni di “Dove siamo nel mondo”, sono circa 90 gli italiani presenti tra Nepal e Tibet. Due turisti italiani, insieme alla loro guida, sono rimasti bloccati a monte di una frana che ha interrotto una strada e sono in contatto con il Ministero. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha confermato che i due italiani sono in buone condizioni e assistiti dalla diplomazia italiana. “Non ci risulta che ci siano problemi per altri italiani“, ha detto, spiegando che Unità di Crisi, ambasciata e consolati stanno seguendo l’evoluzione della situazione. Anche l’Ue segue l’emergenza. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha espresso “vicinanza” alle persone colpite e ha annunciato l’attivazione di Copernicus per mappare le aree devastate e sostenere le operazioni di soccorso sul terreno.

Le autorità locali hanno dichiarato che il livello dell’acqua nel bacino del Bhote Koshi ha iniziato a salire rapidamente intorno alle 9 del mattino, prima di rompere gli argini e propagarsi a valle lungo il Bhote Koshi fino al fiume Trishuli, con possibili ripercussioni sui distretti di Nuwakot e Dhading. La dinamica non è ancora definitivamente accertata. Gli scienziati dell’International Centre for Integrated Mountain Development (Icimod) e delle istituzioni partner in Nepal e Cina stanno valutando l’ipotesi che una grande massa di ghiaccio e detriti rocciosi proveniente da un’area di alta quota sia confluita nel Lhende Khola, affluente del Bhote Koshi, bloccando il corso d’acqua e provocando un’improvvisa ondata di piena.

Secondo quanto riferito alla Bbc da funzionari del Dipartimento di Meteorologia e idrologia del Nepal, alcune immagini mostrerebbero un enorme blocco di ghiaccio, forse una porzione di ghiacciaio, staccatosi da una montagna sul versante tibetano che avrebbe trascinato con sé rocce e sedimenti. In base a questa ricostruzione, l’attrito tra il ghiaccio e le rocce durante la caduta potrebbe avere generato una enorme quantità d’acqua, mentre i detriti avrebbero formato una diga naturale sul fiume Lhende, bloccandone temporaneamente il corso prima del cedimento e della conseguente esondazione.

L’Us Geological Survey aveva inizialmente segnalato un terremoto di magnitudo 4.4 a circa 25 km dal confine Nepal-Tibet ma ulteriori analisi delle onde sismiche a lungo periodo indicano che l’energia è stata invece generata da una frana. Un video diffuso online di una telecamera di sorveglianza posizionata alla frontiera mostra decine di persone che cercano disperatamente di mettersi in salvo pochi secondi prima della valanga. Sul versante tibetano è stato coinvolto il valico di Gyirong, interrompendo collegamenti stradali, comunicazioni e linee elettriche nell’area di Shigatse.

La Cina ha mobilitato centinaia di soccorritori ma le operazioni sono rese estremamente difficili dalle condizioni del terreno: in alcuni punti uno strato di sedimenti spesso circa 1,5 metri blocca i passaggi verso la zona colpita. Gli elicotteri di soccorso non possono inoltre operare regolarmente finché le acque non si saranno ritirate. La Croce Rossa sta inviando squadre di emergenza con aiuti umanitari nelle zone colpite dall’alluvione. “Si invitano le comunità a rimanere vigili e a seguire le istruzioni ufficiali in materia di sicurezza“, ha scritto su X l’ufficio regionale della Croce Rossa per l’Asia-Pacifico. La Federazione internazionale della Croce Rossa, che collabora strettamente con le squadre nazionali nelle situazioni di crisi, si è detta pronta ad attivarsi per ulteriori azioni di supporto.

La macchina internazionale degli aiuti si è subito mobilitata: Banca Mondiale, Dipartimento di Stato Usa, governo indiano e tutte le principali cancellerie europee hanno manifestato vicinanza alle comunità colpite e promesso sostegno umanitario e di risposta all’emergenza.

L’emergenza non è comunque conclusa: allerta per possibili esondazioni sono state emesse a monte del Lhende Khola e negli Stati indiani di Bihar e Uttar Pradesh, dove giungono i corsi d’acqua provenienti dall’Himalaya. Le popolazioni delle zone a valle sono state trasferite verso aree più sicure, mentre agli abitanti lungo il corso del fiume è stato chiesto di mantenere “la massima attenzione”. La catastrofe colpisce una regione già vulnerabile a fenomeni estremi. Nel luglio 2025 una piena del Bhote Koshi aveva provocato nove morti e 24 dispersi, distruggendo il “Ponte dell’Amicizia” che collega Nepal e Cina e interrompendo per mesi trasporti e commerci. Il rapido riscaldamento dell’Himalaya aumenta inoltre l’esposizione a piogge intense, alluvioni improvvise, frane e fenomeni legati alla fusione dei ghiacci.