
Caro carburanti sempre più insostenibile in Italia. Con i listini self-service che viaggiano stabilmente sopra i 2 euro al litro e punte che in autostrada toccano quota 2,2 euro – arrivando anche a picchi di oltre 3 euro per i carburanti speciali, come denunciato da Codacons e Greenpeace – famiglie e imprese continuano a fare i conti con un’emergenza fuori controllo. Così, alla vigilia della scadenza dello sconto sulle accise, l‘esecutivo corre ai ripari convocando d’urgenza un Cdm, mercoledì alle 18, per varare una proroga temporanea.
Una mossa bollata dalle opposizioni e dalle associazioni dei consumatori come un mero “pannicello caldo” e che riaccende il dibattito parlamentare. A Palazzo Chigi la priorità è infatti guadagnare tempo per mettere a punto un provvedimento che, secondo le intenzioni dell’esecutivo, dovrà essere concentrato specialmente sulle fasce di reddito più deboli. Il ministro dei Trasporti e vicepremier Matteo Salvini ha confermato il prolungamento dello sconto per pochi giorni, ammettendo che per varare “qualcosa di più continuativo e sostanzioso servono soldi”, arrivando a ipotizzare la necessità di uno scostamento di bilancio da 20 miliardi per evitare il fermo dei grandi cantieri e compensare l’aumento dei materiali.
La conferma arriva pure dal leader di Noi Moderati, Maurizio Lupi: “Si punta a superare la logica delle proroghe continue per attuare interventi mirati ed efficaci, destinati a chi ha realmente bisogno di supporto contro il caro-benzina”. Anche il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha ammesso il confronto aperto tra i ministeri “per ridurre l’impatto sulle famiglie, sui lavoratori e soprattutto sull’inflazione”.
Un approccio prudente, condiviso anche dall’Unione petrolifera (Unem), col presidente Gianni Murano che evidenzia come il taglio delle accise aiuti a contenere la spinta inflattiva senza deperire i consumi. Consumatori e associazioni sono però sul piede di guerra. Per Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, la proroga è del tutto insufficiente poiché cristallizza i prezzi record e rischia di trasformarsi in una stangata per l’ultimo controesodo estivo, criticando aspramente l’ipotesi di bonus legati all’Isee, giudicati incompatibili con i tempi dell’emergenza. Posizione condivisa dal Codacons, che rifiuta logiche di sconti mirati e chiede interventi generali a tutela di tutti gli automobilisti per evitare di penalizzare ulteriormente il ceto medio. C’è poi la Fapi, che chiede un blocco immediato del gasolio per agricoltura e pesca per salvaguardare la filiera alimentare. Mentre gli agenti di commercio della FNAARC denunciano l’inadeguatezza di proroghe-tampone di 48 ore a fronte di una fiscalità per l’auto aziendale ferma ai parametri del 1986. Anche Greenpeace affonda il colpo contro il governo: “Il piccolo teatro dello scaricabarile su Bruxelles può finire qui: si tassino subito i profitti fossili e delle armi”.
In questo caos si segnala il report del Centro studi di Unimpresa, che inserisce l’Italia al settimo posto nella classifica Ue per caro-carburanti, evidenziando come il differenziale dei prezzi dipenda principalmente da una fiscalità interna (specie l’accisa sul gasolio) tra le più pesanti d’Europa. Lo scontro politico, inevitablmente, si infiamma.
Se da un lato il governo cerca disperatamente le coperture finanziarie per un intervento strutturale e selettivo, dall’altro ci sono le opposizioni che denunciano l’assenza di una vera strategia di lungo periodo e l’immobilismo della maggioranza. Secondo il coordinatore nazionale dei Circoli per i trasporti Pd, Antonio Casella, la vera soluzione risiede nella tassazione degli extraprofitti energetici da destinare a un fondo straordinario per il trasporto pubblico locale e la mobilità sociale. Durissimo il M5s, con la capogruppo in Commissione Bilancio Daniela Torto che definisce il salasso energetico “pari a circa la metà di una Legge di bilancio”. Da Italia Viva, Raffaella Paita bolla le misure come la “triste parodia di un Robin Hood al contrario”, mentre Davide Faraone accusa l’esecutivo di navigare a vista senza un piano strategico. Infine il senatore Avs, Tino Magni, per il quale l’ennesimo decreto tampone rappresenta “una doppia beffa pagata dai cittadini alla pompa e un regalo alle società energetiche”.