Carburanti, Bce: Rincari non solo da petrolio, raffinazione vero amplificatore prezzi

Il prezzo del petrolio è solo il primo anello della catena che porta al distributore. Durante l’ultima crisi energetica legata alle tensioni in Medio Oriente, a spingere verso l’alto benzina e diesel non è stato soltanto il rialzo del greggio, ma soprattutto l’impennata dei margini di raffinazione. È quanto emerge da un’analisi pubblicata sul blog della Banca Centrale Europea, che ricostruisce il percorso dello shock dai mercati internazionali fino ai prezzi pagati dai consumatori. Secondo la Bce, l’aumento del Brent seguito all’escalation del conflitto ha avuto una trasmissione rapida e sostanzialmente completa sui prezzi dei carburanti, ma con intensità diverse lungo la filiera. Il prezzo alla pompa dipende infatti da cinque componenti principali: petrolio greggio, costi e margini di raffinazione, distribuzione, accise e Iva. La componente più dinamica in questa fase è stata proprio quella della raffinazione. La riduzione delle esportazioni globali di prodotti raffinati, causata dalle tensioni nello Stretto di Hormuz e dalla minore disponibilità di capacità produttiva, ha spinto verso l’alto il costo della trasformazione del greggio in carburanti. Per il diesel, il contributo di questa componente al prezzo finale nell’area euro è passato da circa 10 centesimi al litro a febbraio a 35 centesimi nelle prime settimane di luglio. Il meccanismo spiega perché il prezzo dei carburanti possa aumentare anche più del petrolio stesso. Tra la fine di febbraio e l’inizio di aprile, il prezzo del greggio e quello del diesel raffinato sono cresciuti di oltre il 90%, mentre il prezzo medio del diesel alla pompa nell’area euro è aumentato di circa il 34%, passando da 1,63 a 2,18 euro al litro.