Dazi, accordo Usa-Gb fa la prima vittima: industria britannica etanolo sul lastrico

Vivergo ha avvertito che "potrebbe chiudere" senza il sostegno del governo,

Il più grande produttore di bioetanolo della Gran Bretagna, Vivergo, ha avvertito che “potrebbe chiudere” senza il sostegno del governo, affermando di essere “una vittima collaterale” dell’accordo commerciale con Washington che favorisce le importazioni statunitensi del prodotto nel Regno Unito.

A inizio maggio Londra e Washington avevano annunciato l’intesa preliminare per ridurre i dazi imposti da Donald Trump, con conseguenze vantaggiose per il settore automobilistico britannico ma disastrose per l’industria dell’etanolo e dei biocarburanti, dato che l’accordo presuppone una maggiore apertura alle importazioni dagli States. Londra ha infatti azzerato (dal 19% originario) i dazi sui volumi superiori a 1,4 miliardi di litri all’anno.

Per i produttori britannici, già penalizzati dalla concorrenza internazionale, “la situazione è peggiorata notevolmente” con questo accordo, secondo un comunicato stampa di ABF, società madre di Vivergo e il cui stabilimento nello Yorkshire (nel nord dell’Inghilterra) impiega 160 persone. “Se il governo non riuscirà a finanziare le perdite nel breve termine e a trovare una soluzione a lungo termine, dovremo chiudere l’impianto”, ha affermato il gruppo. Secondo quanto comunicato dall’azienda, la decisione avrebbe ripercussioni su “migliaia di aziende agricole” locali che ogni anno forniscono più di un milione di tonnellate di grano per produrre bioetanolo, alcol di origine vegetale utilizzato, tra le altre cose, nei carburanti per veicoli.

L’accordo commerciale tra Londra e Washington rappresenta anche un rischio esistenziale per l’altro importante fornitore britannico, Ensus, nel nord-est dell’Inghilterra: la filiale della società tedesca Südzucker impiega poco più di 100 persone. Il governo britannico ha affermato di essere “consapevole che il periodo attuale è preoccupante per i dipendenti e le loro famiglie”, ma anche “deluso” dall’annuncio della chiusura di Vivergo, poiché “le trattative con l’azienda per un sostegno finanziario sono iniziate mercoledì”, ha detto un portavoce all’AFP. Tuttavia, secondo i dati dell’associazione britannica dell’industria automobilistica (SMMT), il numero di dipendenti dei due principali produttori di etanolo del Paese impallidisce in confronto alle quasi 200.000 persone impiegate nel settore auto nazionale. Gli azionisti del gruppo ABF, che è anche la società madre dell’abbigliamento Primark, mantengono intanto la calma: giovedì mattina il prezzo delle azioni è salito di oltre l’1% alla Borsa di Londra. Secondo la Renewable Fuels Association, nel 2024 il Regno Unito è stato la seconda destinazione per le esportazioni di etanolo dagli Stati Uniti, con oltre 923 milioni di litri, pari al 13% di tutte le esportazioni. Fino alla definizione dell’accordo, il Regno Unito imporrà un dazio di 16 sterline/ettolitro (21 dollari/ettolitro) sull’etanolo non denaturato e di 8,50 sterline/ettolitro per quello denaturato. L’associazione europea per l’etanolo rinnovabile ePure ha dichiarato recentemente che l’accordo “rappresenta un grosso problema per i produttori di etanolo del Regno Unito e dell’Ue”, mentre alcuni operatori del mercato stimano un calo dei prezzi e una minore produzione nazionale “pur non prevedendo l’arrivo di maggiori quantità di etanolo nel Paese”. Secondo i dati di Argus Media, la capacità produttiva totale di etanolo nel Regno Unito è di oltre 736 milioni di litri all’anno.