Ex Ilva, indotto in rivolta blocca Taranto. Domani tavolo a Chigi: “Tempo scaduto, risposte o andremo avanti”

Domani a Palazzo Chigi il tavolo per un nuovo confronto tra governo e parti sociali

Dopo la decisione della Corte d’Appello di Milano sullo stop dell’area a caldo degli stabilimenti ex Ilva di Taranto, inizia la rivolta dei lavoratori dell’indotto. “Tempo scaduto, la città non può più aspettare”, intimano i sindacati.

Venerdì infatti le imprese associate avevano comunicato la decisione di riprendere da subito l’iter del licenziamento collettivo, che era stato avviato e poi temporaneamente sospeso in attesa della sentenza del Tribunale. Oggi l’intero indotto è in sciopero per 24 ore, fino alle 7 di domattina, in attesa del tavolo che si terrà domani stesso a Palazzo Chigi per un nuovo confronto tra governo e sindacati. Gli operai sono scesi in strada bloccando prima la Provinciale per Statte, poi la statale in direzione Bari.

La politica “non si nasconda dietro alle decisioni del Tribunale di Milano” e “si assuma le proprie responsabilità”, tuonano Fim, Fiom, Uilm e Usb, che chiedono al governo di evitare che la crisi si traduca in anni di cassa integrazione e licenziamenti. Domandano di mettere in salvaguardia i lavoratori bloccando i licenziamenti.

“Emerge un problema importantissimo”, spiega Pietro Cantoro, segretario Appalto Indotto FIM CISL Taranto Brindisi: “Coprire innanzitutto con degli ammortizzatori sociali straordinari ad hoc le aziende dell’appalto che hanno già dichiarato licenziamenti collettivi”. Le parti sociali reclamano un programma e un piano industriale di previsione di ripresa delle attività, perché “la gente ha bisogno di lavoro”, insiste, ricordando che la riconversione è un problema che “andava affrontato e deve essere affrontato con urgenza”. I lavoratori dell’appalto sono preoccupati per il loro destino perché “non hanno ammortizzatori sociali, le loro aziende, i loro imprenditori già stanno minacciando con i licenziamenti collettivi”, fa eco Paolo Panarelli, coordinatore Appalto Indotto Acciaierie d’Italia Fim Cisl Taranto Brindisi. Se non vengono ritirate le procedure di licenziamento collettivo potrebbe scoppiare una “bomba sociale”, avvertono i sindacati.

“Possiamo discutere del piano Taranto, della decarbonizzazione, di quello che verrà di qui ai prossimi 3-4 anni, ma oggi noi abbiamo un problema impellente e che dobbiamo dare risposte ai lavoratori rispetto a quelle che sono le procedure di licenziamento collettivo. E senza interventi e misure straordinarie da parte del Governo non se ne esce” mette in chiaro Francesco Brigati, segretario generale Fiom-Cgil di Taranto. “Se non ci saranno risposte, alzeremo le mobilitazioni, il conflitto, e andremo da Bari, Roma e continueremo a farci sentire perché abbiamo la necessità di mettere in campo, come abbiamo fatto oggi, per far capire al Governo che stiamo parlando di 2.500 lavoratori, ma ce ne sono altri, delle loro famiglie, dei loro figli”, promette il sindacalista. “Andremo ovunque per rivendicare i nostri diritti e la dignità dei lavoratori”.