FOCUS Petrolio rivede quota 100 dollari e gas resta sui massimi di fine 2022: timori su Hormuz

di Andrea Francato





Il mercato energetico resta condizionato da una forte instabilità, con la nuova escalation in Medio Oriente che riporta in primo piano il rischio di interruzioni delle forniture di petrolio e gas. Gli attacchi contro gli impianti energetici sauditi hanno spinto il Brent ai massimi da inizio giugno, mentre il drastico calo dei transiti attraverso lo Stretto di Hormuz aumenta i rischi sull’offerta globale. Alla chiusura delle contrattazioni delle Borse europee (che almeno oggi hanno contenuto le perdite) il Brent è a 97,6 dollari al barile, in rialzo dello 0,7%, mentre il Wti è a 92,7 dollari (+1,4%) dopo il +2,3% che aveva fatto sfiorare la soglia psicologica dei 100 dollari per il benchmark europeo. Il greggio ha registrato una progressione di oltre l’11% nell’ultima settimana.



Secondo gli analisti, le spedizioni di greggio dai produttori mediorientali sono scese a circa 11 milioni di barili al giorno dai 18 milioni precedenti la guerra. I flussi attraverso Hormuz, dopo gli 8-9 milioni di barili al giorno registrati prima della ripresa dei combattimenti del 30 agosto, sono scesi sotto i 2 milioni, con una media mobile di 4-5 milioni. Dal 2 settembre, secondo Kpler, non è stata rilevata alcuna superpetroliera in uscita dallo Stretto. I produttori del Golfo stanno compensando in parte attraverso rotte alternative e trasferimenti nave-nave.



A contenere il deficit contribuiscono la crescita dell’offerta dei produttori non Opec, stimata in 1,4 milioni di barili al giorno nel 2026, e le esportazioni russe, ancora intorno a 5,5 milioni di barili al giorno. Sul fronte della domanda, Rystad stima un calo nel terzo trimestre a 3,5 milioni di barili al giorno dai 4,5 milioni del secondo, con la Cina responsabile di oltre metà della riduzione. Le importazioni cinesi via mare sono scese a circa 7 milioni di barili al giorno in luglio e agosto, dagli oltre 11 milioni di febbraio, mentre le riserve sono stimate da Kpler in 1,17 miliardi di barili.



Il mercato fisico resta comunque molto più teso di quanto indichino i futures. I premi spot sono tornati sui livelli di aprile e i prezzi di Dubai e Oman hanno superato i 100 dollari al barile. La maggiore difficoltà riguarda anche i prodotti raffinati, con una crescente carenza di gasolio. Goldman Sachs ha alzato a 85 dollari la previsione sul Brent per dicembre 2026 e a 80 dollari quella per il 2027, ma vede un possibile rialzo fino a 120 dollari in caso di ulteriore deterioramento del traffico marittimo. Morgan Stanley stima invece un Brent medio di 100 dollari nel quarto trimestre.



Wood Mackenzie stima che il protrarsi della crisi fino a fine anno potrebbe ridurre le lavorazioni globali di greggio di 1,4 milioni di barili al giorno nel quarto trimestre, soprattutto in Asia. Gli attacchi ucraini alle raffinerie russe hanno già portato a 3,5 milioni di barili al giorno di capacità fuori servizio ad agosto. I margini di raffinazione restano elevati, soprattutto sul diesel, mentre la benzina dovrebbe indebolirsi stagionalmente.



Nel lungo periodo la traiettoria della domanda è però diversa. Rystad prevede un picco dei liquidi petroliferi a 107,5 milioni di barili al giorno nel 2030 nello scenario base, seguito da un calo a 88 milioni nel 2050. L’intensità petrolifera globale dovrebbe diminuire del 57%, mentre il consumo di carburanti delle autovetture scenderebbe da 27,8 a 14,3 milioni di barili al giorno. Aviazione e petrolchimica continueranno invece a sostenere la domanda, con la prima in aumento da 7,5 a 10,4 milioni di barili al giorno e la seconda da circa 15 a 22 milioni.



Anche l’offerta dovrà continuare a ricevere investimenti per compensare il naturale declino dei giacimenti. Nel caso base Rystad vede la produzione globale di liquidi raggiungere circa 112 milioni di barili al giorno nel 2027 e scendere poi verso 89 milioni nel 2050. Anche nello scenario di domanda più debole servirà sviluppare circa 466 miliardi di barili di nuove risorse entro il 2050. La selezione del capitale sarà quindi sempre più importante, con vantaggi per progetti a basso costo e basse emissioni.



Sul gas la tensione è ancora più immediata. Il prezzo del Ttf di Amsterdam alle ore 18 ha superato i 76 euro/MWh, sui massimi da oltre tre anni e mezzo, in rialzo del 3,8%. Il Qatar ha in larga parte sospeso le spedizioni di Gnl e prorogato la forza maggiore sui carichi destinati ai mercati europei e asiatici per l’autunno. La riduzione degli arrivi sta rallentando le iniezioni negli stoccaggi europei, pieni per circa il 66%, sotto la media stagionale, proprio mentre si avvicina la stagione termica.



Secondo AleaSoft Energy, il future Ttf aveva già raggiunto 73,63 euro/MWh nella prima settimana di settembre, il livello più alto dal 10 gennaio 2023. La combinazione tra minori flussi di Gnl e domanda europea più forte sta sostenendo il mercato.



L’effetto si trasferisce sull’elettricità: nella prima settimana di settembre i prezzi medi sono saliti del 36% in Spagna e Portogallo e del 4,5% in Italia, dove la media settimanale ha raggiunto 202,89 euro/MWh. Tra ieri e oggi il prezzo italiano si è avvicinato a 225 euro/MWh, anche per la minore produzione eolica.