
Nuova e pesante escalation commerciale nella politica economica della Casa Bianca. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sarebbe pronto a imporre una nuova ondata di dazi a decine di paesi già questa settimana, con le tariffe del 10% in scadenza il 24 luglio. A lanciare l’indiscrezione è il Financial Times, secondo il quale il repubblicano è pronto a rilanciare la guerra commerciale dopo che la Corte Suprema ha annullato i dazi reciproci. Secondo il quotidiano economico, le nuove tariffe dovrebbero essere paragonabili a quelle del 10% attualmente in vigore, ma l’amministrazione starebbe anche lavorando ad altre indagini che potrebbero conferirle l’autorità legale per proporre dazi più elevati. Secondo Ft, alti funzionari Usa avrebbero consigliato al presidente di mantenere la stabilità con i partner commerciali e di rispettare gli accordi stipulati da Washington per la riduzione delle tariffe nel 2025.
Intanto la scure di Trump si è abbattuta (di nuovo) sul Canada: il presidente ha deciso di imporre tariffe aggiuntive del 50% su una vasta gamma di prodotti importati da Ottawa. Le tariffe diventeranno operative a partire dalle 00:01 del prossimo 19 agosto 2026.
La decisione fa leva sulla Sezione 338 del Tariff Act del 1930, una norma che consente al presidente di adottare misure ‘ritorsive’ contro i Paesi esteri accusati di praticare discriminazioni commerciali a danno delle imprese americane. Secondo Washington, Ottawa avrebbe applicato dall’aprile 2025 un sistema di rincari tariffari del 25% e quote punitive mirate esclusivamente sui veicoli e sulle componenti automobilistiche fabbricate negli Stati Uniti.
I dati diffusi dall’amministrazione Usa evidenziano un impatto economico immediato sulle esportazioni a stelle e strisce: nel periodo compreso tra aprile 2025 e marzo 2026, l’export automobilistico statunitense verso il Canada avrebbe subito una contrazione di circa il 22%, passando da 25,9 a 20,3 miliardi di dollari. Contestualmente, la Casa Bianca accusa il governo canadese di aver favorito l’ingresso sul proprio mercato di veicoli provenienti da Messico, Giappone, Corea del Sud e Germania.
“Si tratta di una misura necessaria per proteggere la nostra produzione industriale e tutelare i lavoratori americani da un sistema tariffario ingiusto e irragionevole”, si legge nel documento. Con questo intervento, Washington intende compensare lo svantaggio competitivo subito dall’industria nazionale, spingendo al contempo il Canada a ritirare le restrizioni. A differenza delle contromisure del passato, la ritorsione americana colpisce un ventaglio estremamente ampio di settori dell’economia canadese.
L’allegato tecnico al provvedimento elenca centinaia di codici doganali che spaziano dai prodotti agricoli e alimentari alle materie prime chimiche, dal legname da costruzione ai materiali cartacei, fino ad arrivare a prodotti manifatturieri, componenti plastiche, articoli tessili, elettronica di consumo e macchinari industriali. La replica di Ottawa è arrivata a stretto giro. “Siamo pronti a intensificare le discussioni” con gli Stati Uniti “nelle prossime settimane”, spiega il premier Mark Carney, spiegando che il Canada “lavorerà senza sosta e adotterà tutte le misure necessarie per rafforzare la nostra posizione a livello nazionale e per sostenere i lavoratori, gli agricoltori, le imprese e le famiglie canadesi”. La controversia commerciale, dice il primo ministro “ha comportato un aumento dei costi per le famiglie, in particolare negli Stati Uniti. Il Canada è pronto a impegnarsi intensamente per affrontare le questioni in sospeso con gli Stati Uniti a vantaggio reciproco dei nostri cittadini”.