Un falco che potrebbe trasformarsi in colomba, assecondando le aspettative di Trump. A meno di clamorosi colpi di scena, sarà Kevin Warsh il prossimo presidente della Federal Reserve. Da maggio, previa conferma del Senato statunitense, si siederà al posto di Jerome Powell.
A comunicare la sua nomina è stato lo stesso Donald Trump con un post sul social Truth: “Conosco Kevin Warsh da molto tempo e non ho alcun dubbio che passerà alla storia come uno dei grandi presidenti della Fed, forse il migliore. E’ una figura di spicco e non vi deluderà mai. Congratulazioni Kevin”. Si avverano così le previsioni del Wall Street Journal, tra i primi quotidiani al mondo a puntare su Warsh. Già nel 2017 era in corsa per la carica, ma Trump gli preferì Powell. Tempo tre anni, e il leader della Casa Bianca sembrava già essersi pentito della scelta: “Come mai non hai insistito di più per ottenere quel lavoro?” aveva chiesto il presidente Usa a Warsh, durante un incontro istituzionale. Stavolta non è stato nemmeno necessario insistere. La short list delle ultime settimane si era ridotta a Rick Rieder, top manager di BlackRock, e Cristopher Waller, attuale membro del Board dei governatori. A giocare a favore di Warsh potrebbe essere stata una posizione più accomodante sulla politica monetaria, in netta discontinuità con Powell. Lo testimoniano le dichiarazioni che ha rilasciato nel corso degli ultimi mesi. Conosciuto come ‘falco’ in tema di inflazione e bilancio, il finanziere 55enne è ora a favore di tassi di interesse più bassi e di recente aveva persino sollecitato un “cambio di regime” alla Fed.
La sua figura sembra aver messo d’accordo i repubblicani al Congresso, attenuando i timori sull’indipendenza della più influente Banca centrale del mondo. Sia Rieder sia Waller erano invece considerati troppo vicini al presidente. Alcuni senatori del Gop avevano contestato – più o meno pubblicamente – la campagna di Trump contro Powell, culminata nell’inchiesta per frode della Procura distrettuale di Washington sui lavori di ristrutturazione della sede della Federal Reserve. Sarà per prima la commissione Bancaria del Senato a valutare, tramite audizione pubblica, la nomina di Warsh. Poi si esprimeranno entrambe le Camere. E al Senato, dove è attesa la ratifica della nomina, la maggioranza è di soli 3 voti. A colpire Trump (e lo staff che si è occupato della selezione) sarebbe stato anche il curriculum di Warsh. Parlare di carriera fulminante suona quasi eufemistico: a 25 anni, dopo la laurea a Stanford e ad Harvard, lavora già nel dipartimento M&A di Morgan Stanley a Manhattan. Nel 2002, ormai vicepresidente e direttore esecutivo, si unisce all’amministrazione di Geroge W. Bush come consigliere economico. Tra il 2006 e il 2011 si siede al Board dei governatori della Fed: comincia a 35 anni, ed è il più giovane di sempre. Nel 2008, l’anno del crollo finanziario mondiale, l’allora presidente dalla Banca centrale, Ben Bernanke, lo vuole accanto a sé per gestire la crisi bancaria. Dal 2011 Warsh è docente alla Graduate School of Business, dal 2012 è visiting fellow all’Hoover Institution della Stanford University e nel Cda di Ups e Coupang. Oltre al cv, Trump si sarebbe basato anche sulla sua conoscenza personale del futuro presidente Fed. Warsh è sposato con Jane Lauder, nipote della magnate dei cosmetici Estée Lauder e figlia di Ronald Lauder, finanziatore delle campagne elettorali di Trump e grande sostenitore del piano di acquisizione della Groenlandia per via di specifici interessi commerciali, in particolare sulle terre rare.