
La crisi in Medio Oriente continua a scuotere i mercati dell’energia e i suoi effetti vanno oltre il petrolio. Le tensioni tra Stati Uniti e Iran riportano l’attenzione degli operatori sulle principali rotte di approvvigionamento mondiali. Basta un aumento dell’incertezza perché greggio, gas e carburanti tornino a muoversi nella stessa direzione: verso l’alto.
Le quotazioni del petrolio accelerano. Il Brent ha toccato un massimo intraday a 95,47 dollari al barile, con un rialzo vicino al 5%, mentre il Wti è salito fino a 88,6 dollari. Il mercato sta prezzando il rischio di nuove interruzioni lungo alcune arterie strategiche, a partire dallo Stretto di Hormuz, da cui transita una quota rilevante dei flussi energetici globali, ma anche del Mar Rosso, dove gli Houthi hanno rilanciato le minacce contro il traffico commerciale. A complicare il quadro contribuiscono inoltre gli attacchi al terminal del Caspian Pipeline Consortium (Cpc) sul Mar Nero, infrastruttura fondamentale per le esportazioni di greggio kazako.
Gli effetti si avvertono su tutti i mercati, compreso quello italiano, dove il prezzo medio dei carburanti in modalità self service lungo la rete stradale nazionale tocca i 1,949 euro al litro per la benzina e i 2,124 euro per il gasolio, mentre sulla rete autostradale è di 2,040 euro al litro per la benzina e 2,196 euro per il gasolio. A margine del question time alla Camera il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, però, non si sbilancia sugli interventi a cui lavora il governo. “C’è il meccanismo delle accise mobili, quando entrerà in funzione lo valuteremo“, si limita a dire. Aggiungendo, a gli chiede se ci sono altre risorse da poter utilizzare, che “al momento non ne ho“. In attesa di segnali dal Mef e dal Mimit è anche il vicepremier, Matteo Salvini: “I carburanti non è un dossier che segue il Mit, ma i colleghi Urso e Giorgetti sicuramente ci staranno lavorando soprattutto per lavoratori e pendolari“.
La tensione, però, non riguarda soltanto il greggio. Il mercato dei prodotti raffinati mostra segnali di maggiore pressione: secondo la Energy Information Administration, le raffinerie statunitensi stanno operando al 96,1% della capacità, mentre l’Agenzia internazionale dell’energia (Aie) ha sottolineato come i mercati di diesel e benzina siano oggi più tesi rispetto a quello del petrolio. Il nodo non è quindi solo la disponibilità di barili, ma la capacità del sistema di trasformarli in carburanti sufficienti per la domanda.
Anche il gas europeo torna sotto pressione. Nel corso della seduta il future su agosto ad Amsterdam ha sfiorato 63 euro/MWh, livello che non si vedeva dal 19 marzo, quando già aveva raggiunto il massimo da gennaio 2023. L’Europa si trova nella fase cruciale del riempimento degli stoccaggi in vista dell’inverno proprio mentre i flussi di gas naturale liquefatto dal Golfo Persico restano condizionati dalle tensioni regionali. La conseguenza è una maggiore competizione sui carichi spot con gli acquirenti asiatici.
Secondo Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Aie, gli aumenti delle forniture di Gnl provenienti soprattutto da Stati Uniti e Canada hanno finora compensato circa il 70% dei volumi persi attraverso lo Stretto di Hormuz. Ma, ha avvertito Birol, un ulteriore ritardo nella ripresa delle esportazioni dal Golfo rischierebbe di mantenere i mercati più rigidi per un periodo più lungo, con conseguenze anche per l’Europa impegnata a ricostituire le riserve in vista della stagione fredda.
I primi segnali di tensione arrivano anche dai prodotti petroliferi. Nel polo energetico di Fujairah, negli Emirati Arabi Uniti, le scorte complessive sono diminuite del 16% nella settimana terminata il 20 luglio. Particolarmente marcato il calo delle riserve di distillati leggeri, tra cui benzina e nafta, scese del 37%, mentre i distillati medi, che comprendono gasolio e jet fuel, hanno registrato un aumento. Per l’Italia il tema dei prezzi alla pompa resta centrale. Secondo Eurostat, tra maggio e giugno il prezzo del diesel è diminuito in tutti i Paesi dell’Unione europea, ma sulla benzina Italia e Cipro sono state le uniche eccezioni, con aumenti rispettivamente dello 0,5% e dello 0,7%. Nel resto dell’Europa i listini hanno invece registrato cali, riportando il tema delle imposte sui carburanti al centro del dibattito nazionale.