Gas, Descalzi convince Tabarelli: “Stop al bando russo per salvare l’Europa”

Il presidente di Nomisma Energia d'accordo con il numero 1 di Eni anche sulla necessità della revisione del sistema Ets

Tabarelli

“Quando parla Descalzi ha sempre ragione, nessuno conosce l’energia meglio di lui”. Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, non usa giri di parole. Se il numero uno di Eni lancia l’allarme allora significa che la nave sta imbarcando acqua. E anche molta. Il punto di rottura ha una data segnata con un circoletto rosso sul calendario – primo gennaio 2027 – e un nemico che, per necessità, deve tornare a essere un fornitore Ue: la Russia di Vladimir Putin.

Il cuore del ragionamento affonda nelle recenti parole di Descalzi, per il quale la crisi nel Golfo, con l’incubo della chiusura dello stretto di Hormuz, è “l’evento più importante degli ultimi 40 anni”. Non è solo geopolitica, ma matematica. In un’Europa che si è data l’obiettivo ambizioso di eliminare il Gnl russo entro tre anni, lo scontro in Iran cambia ogni scenario. Ci mancano milioni di barili di greggio e miliardi di metri cubi di gas. Per questo Descalzi propone quello che fino a ieri era un tabù: “Sospendere il bando sui 20 miliardi di metri cubi di Gnl che vengono dalla Russia”.

Ipotesi incassata e rilanciata da Tabarelli, per cui le parole del ceo Eni non sono solo un consiglio ma “la conferma di una gravità della situazione” troppo spesso sottovalutata. “È vero, adesso l’attenzione è sul petrolio che manca, ma non dimentichiamoci che c’è anche un problema gas”, avverte il presidente di Nomisma. La questione è semplice: le scorte sono basse e gli approvvigionamenti traballano. Se il Qatar viene meno, e ci manca già quel 10% di forniture che passava di lì, quel buco va riempito. Immediatamente.

Ma non si tratta solo di riscaldamento o fornelli. Descalzi ha alzato l’asticella del rischio parlando di trasporti e industria. Se per le benzine la situazione sembra gestibile, infatti, il vero allarme rosso riguarda infatti il jet fuel, il carburante degli aerei, oltre al gasolio per i camion, come denunciano in queste ore le sigle sindacali che parlano di un settore vicino al collasso.
L’Europa importa il 35% del carburante per aerei che consuma. Con il Medio Oriente in questo caos, dove lo andiamo a prendere? E a che prezzi?

Ecco perché il “pragmatismo di guerra” di Descalzi convince Tabarelli anche su un altro fronte assai caldo, quello della revisione del sistema Ets, ovvero le quote sulle emissioni che pesano come macigni sull’industria pesante. Secondo Tabarelli bisogna capire “quanto sarà profonda” questa revisione ma la strada è tracciata. Tornare a comprare dai russi politicamente scotta e Tabarelli lo ammette: per rivedere l’embargo servirebbe che venisse fatta prima la pace. Ma i tempi dell’energia non sono quelli della diplomazia. E con un deficit di 4,5 milioni di barili di greggio sul mercato, l’Europa si muove in un contesto dove già mancano raffinazione e offerta. E in questo scenario, l’invito di Eni è una scossa robusta al sistema: meglio sospendere il bando che rischiare il blocco produttivo totale.