Italgas guarda a biometano e Ia. Gallo: In 10 anni total shareholder return del 343%

I soci approvano il bilancio 2025 e un dividendo in crescita del 13,3%. Con l’integrazione di 2i Rete Gas nasce leader europeo della distribuzione

PAOLO GALLO

Diversificazione delle fonti di approvvigionamento, indipendenza energetica con un focus sul biometano, e un massiccio ricorso all’intelligenza artificiale. Sono le priorità su cui punta Italgas per il prossimo triennio. Archiviato il 2025, anno in cui il Gruppo ha “alzato l’asticella dei traguardi”, con l’integrazione di 2i Rete Gas, completata in appena 90 giorni, Italgas guarda al nuovo Piano 2026-2028 che sarà presentato ufficialmente a fine giugno.

Gli obiettivi strategici sono stati illustrati a Torino durante l’assemblea degli azionisti che ha approvato il bilancio 2025 e un dividendo di 0,432 euro per azione, in crescita del 13,3% rispetto all’anno scorso. I soci hanno inoltre deliberato un aumento gratuito di capitale da riservare ai dipendenti. Il presidente Paolo Ciocca, nella sua lettera ad azionisti e stakeholder, ha evidenziato ricavi totali adjusted per 2.484,2 milioni di euro e un utile netto adjusted attribuibile al Gruppo pari a 674,5 milioni di euro. “Si tratta di risultati raggiunti grazie al contributo di tutte le persone di Italgas, che hanno saputo coniugare cambiamento, innovazione e miglioramento”, ha dichiarato Ciocca. Insieme all’amministratore delegato Paolo Gallo ha ricordato che con l’integrazione di 2i Rete Gas è nato “un punto di riferimento europeo e globale” della distribuzione, capace di generare 250 milioni di sinergie entro il 2031. “Abbiamo un monitoraggio mensile e al momento tutti gli indicatori sono positivi, avendo già raggiunto il 14% nel 2025”, ha spiegato l’amministratore delegato. In parallelo, Italgas sta portando a termine la vendita di circa 600mila punti di riconsegna, misura richiesta dall’Antitrust: il processo, iniziato lo scorso ottobre, vedrà l’ultima tranche conclusiva nel mese di maggio.

Per il 2026 l’obiettivo è “rafforzare la leadership evidente a livello europeo” perché “siamo diventati esempio di come si trasforma una rete gas tradizionale in una infrastrutture tecnologica a servizio dei cittadini ma soprattutto anche al servizio di una transizione energetica che sta diventando sempre più complicata visto gli eventi geopolitici”, ha aggiunto l’ad sottolineando la performance storica del titolo dal ritorno in Borsa nel novembre 2016: “Coloro che hanno investito un euro allora, hanno guadagnato il 343% in termini di total shareholder return. Da allora non c’è stato un trimestre in cui i dati non siano stati in crescita”.

Nel corso dell’Assemblea, che ha visto la partecipazione del 76,73% del capitale, è rimasta stabile la compagine sociale con CDP Reti al 25,95% e Snam all’11,38%, mentre Lazard si è presentata con il 4,62% delle quote e Blackrock 3,10%.

Sul fronte della sicurezza energetica, Italgas spinge affinché il Paese valorizzi la produzione locale di biometano per diversificare le fonti di approvvigionamento e ridurre la dipendenza dall’estero. “Abbiamo un sistema molto più preparato del 2022 per affrontare la crisi energetica, come distributori abbiamo un ruolo importante perché ci sono azioni che bisogna continuare a proseguire per diversificare le fonti e per incrementare la produzione locale, occorre aumentare altre fonti come ad esempio il biometano che sta crescendo molto negli ultimi mesi”, ha spiegato Gallo. “Nel periodo 2022-2023 l’Italia fu in grado di mettere in campo misure di contenimento dei consumi significative che ci permisero di superare una crisi molto complicata – spiega – Ma il ruolo delle infrastrutture è quello di pensare non solo a quello che succede nell’immediato ma come evitare che in futuro possa riaccadere”. Domani a Londra si terrà l’incontro dei tre grandi distributori europei (oltre a Italgas, la britannica Cadent Gas Ltd e la francese Grdf) per trovare soluzioni anche a lungo termine.

Al momento Italgas ha 14 impianti di produzione connessi, che alimentano circa 200mila famiglie. L’obiettivo è arrivare a 50 impianti a fine anno, connettendo 300mila famiglie. Ad ora la produzione italiana di biometano è di 800 milioni di metri cubi. “Il Pniec – ha precisato Gallo – prevede di arrivare a 6 miliardi di metri cubi al 2030 che rappresentano lo stesso ammontare di Gnl importato dal Qatar”.

L’altra grande scommessa tecnologica riguarda l’uso pervasivo dell’intelligenza artificiale nella gestione delle reti. Gallo ha identificato l’AI come una sfida cruciale per il 2026, definendola una tecnologia che “sta dando grandi soddisfazioni”. La digitalizzazione non riguarda solo la distribuzione del gas, ma si estende anche alle reti idriche e all’efficienza energetica. Il presidente Ciocca ha infatti ribadito che la transizione energetica non può poggiare su un’unica tecnologia. È qui che entra in gioco il concetto di “neutralità tecnologica”, cioè la necessità di far convivere elettrico, gas e rinnovabili. “Solo mettendo tutte le tecnologie nelle condizioni di competere e collaborare possiamo accelerare il percorso verso il net zero”, è il principio richiamato dal Gruppo che vede nelle reti del gas un’infrastruttura ancora fondamentale. Viene citato anche il recente blackout che ha coinvolto la Spagna, con ripercussioni in altri Paesi. Un episodio che, secondo Italgas, dimostra come la crescente dipendenza da fonti intermittenti come eolico e fotovoltaico renda necessario un sistema più flessibile. “Non esiste un’unica soluzione per la transizione energetica”, viene sottolineato.