Iran, Trump attacca alleati: “Codardi”. Teheran minaccia mete turistiche e Nato lascia Iraq

Ieri sera il Consiglio Ue riunito a Bruxelles ha chiesto una moratoria sugli attacchi contro le infrastrutture energetiche

Nonostante le aperture di 6 nazioni a “impegnarsi” per consentire la navigazione sullo stretto di Hormuz, seppure non militarmente, Donald Trump torna ad attaccare gli alleati della Nato. Nella stessa giornata in cui l’Alleanza decidere di sospendere la missione in Iraq per l’impatto della guerra in Medio Oriente.

Il presidente americano, già “deluso” per lo smarcarsi più o meno generale dalla guerra contro l’Iran, non ha mandato giù le tiepide dichiarazioni di intenti giunte dal Consiglio europeo (condanna sì degli attacchi iraniani contro le infrastrutture energetiche e petrolifere, e contro le navi mercantili nel Golfo ma anche richiesta di basi giuridiche chiare per un eventuale coinvolgimento nel conflitto). E a nulla è valsa la volontà espressa da Roma, Berlino, Parigi, Londra, Aia e Tokyo di “contribuire agli sforzi necessari per garantire la sicurezza della navigazione nello Stretto”, seppure sotto l’egida Onu. “Codardi, ce ne ricorderemo”, tuona il repubblicano dalla sua pagina Truth. Per Trump la Nato sarebbe solo “una tigre di carta” senza gli Stati Uniti. Ma, proprio quando Washington chiede aiuto, gli Alleati si sottraggono: “Non hanno voluto unirsi alla lotta per fermare un Iran dotato di armi nucleari. Ora che quella lotta è stata vinta militarmente, con pochissimi rischi per loro, si lamentano degli alti prezzi del petrolio che sono costretti a pagare, ma non vogliono contribuire all’apertura dello Stretto di Hormuz, una semplice manovra militare che è l’unica ragione degli alti prezzi del petrolio – scrive ancora su Truth -. Così facile per loro, con così pochi rischi”.

Per risolvere la crisi di Hormuz, facendo pressione sull’Iran perché riapra lo Stretto, l’amministrazione Trump starebbe comunque valutando la possibilità di occupare o bloccare l’isola iraniana di Kharg. Lo scrive Axios citando quattro fonti a conoscenza della questione. Un’operazione del genere – viene però spiegato – potrebbe esporre le truppe statunitensi in modo più diretto al fuoco nemico. Pertanto verrebbe lanciata solo dopo che l’esercito statunitense avrà ulteriormente indebolito la capacità militare iraniana intorno allo Stretto di Hormuz. Un’operazione che – secondo le fonti – avrebbe bisogno di “un mese” per essere messa in pratica mentre tre diverse unità dei Marines sono in viaggio verso la regione. Durante un evento alla Casa Bianca, poi, il presidente torna a ribadire l’avvicinarsi della vittoria nel conflitto: “Stiamo facendo molto bene”, dice. “Non lasceremo che abbia il nucleare, perché se lo avesse lo userebbe”, ricorda, sottolineando che “due settimane fa” Teheran aveva una Marina “ora non l’ha più. Le sue navi sono sul fondale, ne abbiamo abbattute 58 in due giorni”. Secondo il Wall Street Journal, comunque, il Pentagono sta inviando tre navi da guerra e migliaia di marines in Medio Oriente, circa 2.200-2.500 uomini, segno che la guerra non è destinata a concludersi a breve.

Intanto, per sicurezza, la Nato ha deciso di sospendere temporaneamente la sua missione in Iraq: l’ultimo contingente non combattente, composto da diverse centinaia di persone, ha lasciato oggi la base vicino Baghdad per essere trasferito interamente in Europa. “La missione Nato in Iraq ha riorganizzato la propria presenza, trasferendo in sicurezza tutto il personale dal Medio Oriente all’Europa”, si legge in una dichiarazione del comando europeo dell’Alleanza Da Teheran, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi mette in guardia gli europei dal sostegno a Usa e Israele: “Tali azioni non faranno altro che aggravare la situazione”, dice durante un colloquio telefonico con l’omologa britannica, Yvette Cooper,  mentre l’esercito iraniano minaccia direttamente Washington e Tel Aviv: “I centri turistici del mondo non più sicuri per i nostri nemici”. A scatenare la reazione dei militari di Teheran è stata l’uccisione del portavoce dei pasdaran Ali Mohammad Naini, durante attacchi Usa e di Israele.