Mano tesa alla filiera della moda. Dal ministero delle Imprese e del Made in Italy arrivano cento milioni di euro per sostenere il rilancio e lo sviluppo del comparto, del tessile e degli accessori.
Le risorse, a valere sul Fondo per la crescita sostenibile, sono destinate alle piccole e medie imprese del settore che presenteranno programmi di sviluppo di importo compreso tra 1 e 20 milioni di euro, per rafforzare la produzione nazionale, sostenere gli investimenti e difendere competenze e occupazione lungo la filiera. “Con questo decreto diamo risposte concrete a un settore chiave per l’economia del nostro Paese”, rivendica il ministro Adolfo Urso, sottolineando la volontà di “investire sul futuro e sulla competitività delle imprese” e di premiare quelle che producono in Italia, valorizzano la filiera nazionale e tutelano il lavoro e le competenze dei territori. Una particolare attenzione sarà riservata al Mezzogiorno. Nel dettaglio, il provvedimento prevede un mix di contributi a fondo perduto e finanziamenti agevolati. Questi ultimi potranno coprire fino al 20% degli investimenti ammissibili, mentre la copertura complessiva delle agevolazioni potrà arrivare fino al 75% della spesa. I programmi potranno comprendere investimenti produttivi destinati alla creazione, all’ampliamento, alla riconversione o alla ristrutturazione di unità produttive. Sono inoltre previsti interventi di innovazione di processo e organizzativa, fino al 40% dell’investimento, e piani di formazione del personale, fino al 20%. Per i programmi di investimento produttivo con spese ammissibili superiori a 5 milioni di euro sarà possibile finanziare anche progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale. Il decreto punta inoltre a rafforzare la componente più piccola del tessuto imprenditoriale: il 25% delle risorse complessive è infatti riservato alle micro e piccole imprese. Sul fronte territoriale, 40 milioni di euro, pari al 40% dello stanziamento, saranno destinati alle regioni del Sud. I requisiti dei progetti prevedono, tra l’altro, la valorizzazione dei processi produttivi localizzati in Italia, l’utilizzo prevalente di semilavorati di origine italiana o europea e il rafforzamento delle aggregazioni tra imprese lungo la catena del valore.
Il provvedimento viene accolto positivamente anche dal mondo fieristico, alla vigilia dell’apertura a Milano degli appuntamenti dedicati alla moda. “Ringrazio il ministro Urso e l’intero Governo per avere voluto destinare 100 milioni di euro al rilancio della filiera della moda, del tessile e degli accessori”, commenta Giovanni Bozzetti, presidente di Fondazione Fiera Milano. Per Bozzetti, il finanziamento rappresenta “un segnale concreto” per un comparto alle prese con “una fase di profonda trasformazione” e che ha bisogno di investimenti, fiducia e visione strategica. La competitività del Made in Italy, sottolinea, non dipende soltanto dalla qualità delle singole imprese, ma anche dalla capacità di mettere a sistema competenze, creatività, manifattura e innovazione. Particolare rilievo viene attribuito alla concomitanza tra il varo delle misure e l’avvio delle fiere della moda a Milano. “Questi appuntamenti rappresentano una vetrina internazionale per le nostre imprese”, osserva Bozzetti, evidenziando il ruolo degli eventi fieristici nel favorire l’incontro con buyer e operatori internazionali e nel creare nuove opportunità commerciali. Per il presidente di Fondazione Fiera Milano, sostenere le fiere significa contribuire al rafforzamento delle filiere produttive italiane, alla costruzione di nuove relazioni industriali e alla crescita della competitività sui mercati esteri, sostenere “un ecosistema che crea valore, occupazione e contribuisce in maniera determinante alla forza del Made in Italy nel mondo”.
Il provvedimento incassa il plauso della maggioranza. Il senatore di Fratelli d’Italia Raoul Russo, componente della Commissione Bilancio di Palazzo Madama, definisce la firma del decreto “un passo fondamentale” per lo sviluppo del comparto. Secondo Russo, si tratta di un intervento di cui “si sentiva l’urgente necessità”, soprattutto alla luce del peso della moda nell’economia italiana. Il senatore rivendica inoltre l’attenzione del governo verso un settore considerato strategico per il sistema produttivo nazionale.
Sul fronte dell’opposizione, però, il quadro viene letto in modo diverso. La deputata del Movimento 5 Stelle Chiara Appendino punta i riflettori sulla situazione della Orso Blu di Valdengo, nel Biellese, dove 137 lavoratori sono a rischio licenziamento. Dopo aver partecipato a un’assemblea pubblica insieme alla consigliera regionale piemontese Sarah Disabato, Appendino denuncia la situazione di lavoratrici e lavoratori che da mesi si trovano in cassa integrazione e che attendono di conoscere il proprio futuro. Per la deputata, la scadenza della cassa integrazione, prevista alla fine di settembre, rende la situazione particolarmente urgente. Nel mirino finisce anche l’assenza di Hermes Fulfilment al tavolo convocato dalla Regione. L’ex sindaca di Torino chiede a Hermes e al Gruppo Otto di assumersi le proprie responsabilità e annuncia un’interrogazione parlamentare per sollecitare l’intervento del governo. Urso, accusa l’esponente pentastellata, è “troppo concentrato sulla narrazione positiva del settore”, mentre dovrebbe “guardare in faccia la realtà”, insiste, chiedendo all’azienda di presentare soluzioni concrete per i 137 lavoratori coinvolti.