Accordo fra Usa e Cina: Pechino acquisterà 17 miliardi di dollari di prodotti agricoli all’anno

La reazione dei mercati è stata immediata, soprattutto sulla soia, con i futures in rialzo di oltre il 2% sopra quota 12 dollari per bushel

L’agricoltura torna al centro delle relazioni commerciali tra Stati Uniti e Cina. Gli accordi annunciati dopo l’incontro tra Donald Trump e Xi Jinping iniziano già a riflettersi sui mercati delle materie prime. La Casa Bianca ha infatti comunicato che Pechino si è impegnata ad acquistare almeno 17 miliardi di dollari l’anno di prodotti agricoli statunitensi nel 2026, 2027 e 2028, in aggiunta agli accordi già in essere sulla soia. L’intesa prevede anche il ripristino delle importazioni di carne bovina americana, con la riattivazione delle autorizzazioni per oltre 400 stabilimenti e l’estensione delle licenze a nuovi impianti. Riprese inoltre le importazioni di pollame dagli Stati Uniti provenienti da stati dichiarati indenni dall’influenza aviaria.

La reazione dei mercati è stata immediata, soprattutto sulla soia, con i futures in rialzo di oltre il 2% sopra quota 12 dollari per bushel, dopo le recenti correzioni. Il movimento è stato sostenuto dai dettagli del vertice, che hanno rafforzato le attese su una domanda cinese più stabile nei prossimi anni. L’impegno di Pechino per almeno 17 miliardi di dollari annui fino al 2028 si aggiunge ai precedenti accordi sulle importazioni di soia.

Nel 2024 la Cina aveva già promesso acquisti per 12 milioni di tonnellate, in un programma più ampio da 25 milioni annui per tre anni. Anche il grano ha seguito il movimento, con un +3,76% e il ritorno sopra quota 6,59 dollari per bushel, in un contesto che riflette possibili effetti di trascinamento anche su altre commodity agricole.

La Cina resta un mercato chiave per gli Stati Uniti, soprattutto per soia, cotone, sorgo e carne suina. Negli ultimi anni, però, il suo peso si è ridotto, complice la diversificazione degli approvvigionamenti verso il Sud America. Nel 2025 gli Stati Uniti hanno esportato beni in Cina per 106,3 miliardi di dollari, contro importazioni per 308,4 miliardi, con un deficit di circa 202,1 miliardi, in calo rispetto ai 295 miliardi del 2024. Sul fronte agricolo, le esportazioni USA verso la Cina hanno toccato un picco di 41 miliardi di dollari nel 2022 (pari al 21% del totale), per poi scendere a 27 miliardi nel 2024 e circa 10 miliardi nel 2025.

Il cambiamento è particolarmente evidente nella soia. Nel 2010 gli Stati Uniti esportavano 24 milioni di tonnellate in Cina (45% del mercato), contro i 19 milioni del Brasile (32%). Nel 2024 lo scenario si è ribaltato: Brasile a 73 milioni di tonnellate (70% delle importazioni cinesi), Stati Uniti a 27 milioni (23%).

La svolta era arrivata dopo la disputa commerciale del 2018, che ha spinto Pechino a diversificare le forniture verso il Sud America. Da allora il Brasile ha consolidato la leadership grazie all’espansione produttiva e alle infrastrutture logistiche dedicate all’export. Nei primi quattro mesi del 2026 le vendite settimanali di soia verso la Cina risultano superiori ai livelli del 2025 e alla media quinquennale, segnalando un miglioramento nel breve termine.

Il quadro si inserisce nell’accordo annunciato a fine 2025, che prevede 12 milioni di tonnellate nel 2025 e 25 milioni annue nei tre anni successivi. Volumi che aiutano a sostenere il comparto agricolo statunitense, ma che non bastano a risolvere le pressioni sui prezzi dei raccolti e l’aumento dei costi di produzione, aggravati anche dai dazi introdotti dalla stessa amministrazione Trump e dai rincari dei fertilizzanti legati alle tensioni in Medio Oriente.

Resta però un’incognita. Secondo l’American Farm Bureau Federation, gli impegni commerciali non sempre si traducono in acquisti costanti. La Cina continua infatti a diversificare le forniture, soprattutto dal Brasile, rendendo decisivo il grado di continuità dei flussi per capire se il miglioramento della domanda potrà diventare strutturale.