Estonia avvicina truppe al confine russo. Berlino: Rischiamo conflitto violento con Mosca

Il Paese baltico, rivela il Financial Times, si prepara a un eventuale confronto con le forze del Cremlino. Allerta anche per gli 007 tedeschi

Nord stream

L’Estonia sta muovendo le sue truppe in modo permanente più vicino alla frontiera con la Russia e sta comprando missili a medio raggio e altri armi utili a colpire in profondità il Paese di Vladimir Putin. Una mossa che risponde alle incursioni di droni russi registrate sempre più di frequente nel paese Baltico e che riflette il timore di attacco militare da parte della Russia entro i prossimi due o quattro anni. Secondo alcuni funzionari governativi citati dal Financial Times, Mosca non avrebbe intenzione di attaccare la Nato ma soltanto l’Estonia, in una “mossa” considerata opportunistica, come un’incursione su scala ridotta volta a mettere alla prova la clausola di difesa reciproca dell’Alleanza, dimostrando così che la deterrenza trasmessa al momento dall’Alleanza atlantica non sia più sufficiente a tenere fermo Putin. Ciò ha spinto il Paese – privo di una propria aeronautica militare e dipendente dalla Nato per la sicurezza dei cieli – ad adottare una strategia di “difesa attiva”.

La paura di un attacco, però, serpeggia anche tra gli 007 tedeschi: secondo il capo dei servizi segreti esterni Bnd, Martin Jaeger, la Germania rischia di essere trascinata in un conflitto armato con la Russia. Anche in modo violento. “L’attacco a Lipsia (dove il 4 agosto sono stati trovati due droni imbottiti di esplosivo, ndr) è solo un esempio”, ha detto durante un’audizione parlamentare Secondo l’ex ambasciatore in Ucraina, la Germania è diventata un bersaglio privilegiato di Mosca perché “è uno degli ostacoli principali alle mire egemoniche russe in Europa”. Jaeger è convinto soprattutto che ormai “Putin sia oltre il punto in cui possa rinunciare alle pressioni sull’Ucraina senza mettere a repentaglio il suo stesso potere interno”. Il numero uno dell’intelligence tedesca non vede al momento il rischio di un attacco militare all’Europa su ampia scala. Ma “c’è la possibilità, soprattutto nei Paesi Baltici, che la Russia intraprenda piccoli attacchi militari”.

Da Tallinn,  il comandante della Prima Brigata estone, il colonnello Tarmo Kundla, ha spiegato al Ft  che, nell’ambito della nuova strategia, la sua unità si trasferirà stabilmente da Tapa a Jõhvi, a soli 50 km dal confine russo, dove sono in costruzione nuove e ampie strutture per ospitare i soldati. “La deterrenza non sta funzionando”, ha affermato un alto funzionario dell’intelligence militare estone. “Il periodo critico per affrontare questo problema, per tutti noi Stati baltici, è quello compreso tra uno e quattro anni da oggi”. Il Ministero della Difesa estone ha dichiarato: “Una deterrenza credibile richiede che rendiamo impensabile un’aggressione nei nostri confronti. Il nostro obiettivo è chiaro: tenere il nemico e la distruzione della guerra lontani dal territorio estone”. I media statali russi dipingono abitualmente l’Estonia come un Paese ostile e “russofobo”, intenzionato a trascinare Mosca in uno scontro diretto con la Nato. Il Cremlino ha minacciato l’Estonia – anche con l’uso di testate nucleari – nell’eventualità che il Paese dovesse ospitare armi nucleari dell’Alleanza sul proprio territorio. Nel mese di maggio, il governo estone ha introdotto il concetto di “difesa attiva” nella propria strategia di sicurezza nazionale. Da allora, le forze armate del Paese – un contingente ridotto ma altamente addestrato – hanno avviato una riorganizzazione silenziosa ma radicale. Dal canto suo, la Nato non appare ferma. Secondo l’agenzia Bloomberg, l’Alleanza starebbe elaborando un piano per respingere un attacco russo con droni e Ia:  il comandante militare supremo della NATO in Europa, Alexus Grynkewich sta lavorando a una strategia per ottenere una vittoria rapida in caso di attacco russo al fianco orientale, puntando in particolare a integrare nuove tecnologie di difesa – come droni e intelligenza artificiale – nelle capacità militari tradizionali. Secondo alti funzionari e diplomatici a conoscenza della questione, riporta Bloomberg, l’obiettivo è quello di chiarire come l’Alleanza gestirebbe un’eventuale incursione nel territorio Nato.