Il presidente americano Donald Trump è tornato a minacciare pesantemente via social l’Iran in vista della scadenza dell’ultimatum di questa notte: “Un’intera civiltà morirà stasera. Non voglio che accada, ma probabilmente succederà”, ha scritto su Truth, aggiungendo però subito dopo che “potrebbe anche accadere qualcosa di meraviglioso, chissà”. Tuttavia, ha spiegato, “ora che avremo un cambio di regime completo e totale, dove prevalgono menti diverse, più intelligenti e meno radicalizzate, forse qualcosa di meraviglioso e rivoluzionario può accadere, chi lo sa? Lo scopriremo stasera”.
La Casa Bianca ha comunque negato di aver preso in considerazione l’uso di armi nucleari contro l’Iran. “Nulla di ciò che dice il Vicepresidente ‘suggerisce’ una cosa del genere, pagliacci!”, ha scritto la Casa Bianca su X rispondendo a un account associato all’ex candidata democratica alla presidenza Kamala Harris (@HQNewsNow) che segue l’interpretazione delle parole pronunciate da JD Vance in Ungheria. Il vicepresidente ha detto di avere “fiducia che otterremo una risposta, positiva o negativa, entro stasera alle 20”, quando scade l’ultimatum. “Dovete sapere che abbiamo strumenti che non abbiamo ancora deciso di usare e che il presidente può decidere di usare e deciderà di usare se l’Iran non cambia condotta”, ha aggiunto Vance. Parole che sono state interpretate come un ricorso all’arma nucleare.
La minaccia della Casa Bianca lanciata ieri ha una scadenza ben precisa, le 20 americane di oggi (le 2 in Italia). L’obiettivo degli Usa è spingere Teheran a riaprire lo Stretto di Hormuz, altrimenti il Paese potrebbe essere “eliminato in una sola notte”. “Se l’Iran non si impegnerà seriamente, domani sera verrà riportato all’età della pietra” , ha dichiarato ieri Trump affermando di non essere “per nulla” preoccupato di commettere possibili crimini di guerra e minacciando nuovamente di distruggere ponti e centrali elettriche iraniane. “Sapete cos’è un crimine di guerra? Possedere un’arma nucleare”. Senza un accordo con Teheran, ha spiegato, “ogni ponte in Iran sarà distrutto e ogni centrale elettrica in Iran sarà fuori servizio, in fiamme, esploderà e non potrà mai più essere utilizzata” .
Tuttavia, ore prima dello scadere dell’ultimatum, gli Stati Uniti e Israele hanno colpito più di 50 target militari sull’isola di Kharg, compreso un ponte vicino alla città di Qom dove, secondo un memorandum diplomatico basato su valutazioni dell’intelligence israeliana e statunitense, la Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei starebbe ricevendo cure mediche, ricoverato in stato di incoscienza. La missione americana su Kharg, a quanto si apprende, ha incluso attacchi aerei lungo il lato nord dell’isola e non ha comportato la presenza di truppe statunitensi sul terreno. Le forze americane non hanno preso di mira le infrastrutture petrolifere dell’isola, ma hanno colpito bunker e depositi militari, sistemi di difesa aerea e altre strutture militari.
Secondo il premier israeliano Benyamin Netanyahu nei raid congiunti sono stati colpiti anche “ferrovie e ponti utilizzati dalle Guardie Rivoluzionarie per trasportare materie prime per armi, armamenti e i loro operativi che attaccano noi, gli Stati Uniti e altri Paesi della regione”. ”Queste operazioni non sono mirate contro la popolazione iraniana – ha precisato il primo ministro – hanno l’obiettivo di continuare a indebolire e a colpire il regime sanguinario che lo reprime da 47 anni. Stiamo cambiando radicalmente gli equilibri dei poteri”.
Controminacce immediate sono arrivate dai Pasdaran: “Il tempo della moderazione è finito, gli Usa e i loro alleati saranno privati del petrolio e del gas della regione per anni”. “Se l’esercito terroristico statunitense oltrepasserà le linee rosse, la nostra risposta andrà oltre la regione”, si legge in una nota dell’ufficio stampa del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche riportata dalla Tasnim. “Non siamo stati e non saremo gli iniziatori di attacchi contro obiettivi civili,ma non esiteremo a reagire contro i vili attacchi contro infrastrutture civili”, hanno avvertito i Pasdaran.
Dal canto suo, ha fatto saper l’agenzia Reuters, Teheran ha rifiutato la proposta di cessate il fuoco temporaneo, presentata tramite intermediari. “Vogliono che l’Iran si arrenda sotto la pressione degli attacchi”, ha detto una fonte all’agenzia di stampa britannica. I colloqui per una pace duratura potrebbero iniziare solo dopo che Stati Uniti e Israele avranno cessato gli attacchi, fornito la garanzia che non li riprenderanno e offerto un risarcimento per i danni, ha affermato la fonte iraniana. La fonte ha aggiunto che qualsiasi futuro accordo dovrà lasciare all’Iran il controllo dello Stretto, imponendo tariffe alle navi che lo utilizzano. Inoltre, ha spiegato, ogni contatto con gli Stati Uniti è al momento sospeso.
Nel Paese intanto si stanno moltiplicando le manifestazioni di sostegno simbolico della popolazione ai ponti e alle infrastrutture energetiche del Paese: sui media statali iraniani stanno circolando immagini di gruppi di cittadini che hanno formato catene umane attorno a ponti e centrali elettriche. Le autorità iraniane hanno chiamato a raccolta “giovani, atleti, artisti, studenti e professori universitari”, definiti “patrimonio essenziale” del Paese, e secondo quanto riportato migliaia di persone avrebbero aderito all’appello. Accanto alle catene umane si sono svolte anche manifestazioni con bandiere della Repubblica islamica e cartelli e slogan contro Stati Uniti e Israele.
A New York, dove è in corso una riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza dell’Onu, Russia e Cina hanno bloccato con il veto la bozza di risoluzione elaborata dal Bahrein sulla sicurezza nello Stretto di Hormuz. Il testo ha ottenuto 11 voti a favore, due no e due astensioni. Il testo annacquato chiedeva lo sblocco della cruciale rotta marittima: un esito ben lontano dall’obiettivo iniziale dei paesi del Golfo promotori, che miravano a ottenere l’autorizzazione per liberare lo Stretto con la forza. La bozza finale non menzionava più l’autorizzazione all’uso della forza, nemmeno a scopo difensivo.