Ucraina, attacco russo: colpiti uffici Ue, convocato inviato Mosca. Vertice a Chigi

Occhi puntati sul vertice informale dei ministri degli Esteri europei a Copenaghen

Almeno 17 morti, tra cui 4 bambini: è il bilancio dell’attacco lanciato nella notte da Mosca sulla capitale ucraina, che ha colpito anche l’edificio in cui lavora la delegazione dell’Ue. Si tratta, per la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, di “un triste promemoria di ciò che è in gioco”, e per questo è “necessario inasprire le pressioni contro la Russia”. Nei prossimi giorni, infatti, Bruxelles approverà il 19esimo pacchetto di sanzioni. In ogni caso, assicura l’Ue, “nulla di ciò che fa Mosca può cambiare il nostro impegno nei confronti dell’Ucraina. Il nostro personale rimarrà quindi presente nel Paese”.

Sul fronte diplomatico la situazione è tesa. L’Alta rappresentante europea per gli affari esteri e la sicurezza, Kaja Kallas, convoca l’inviato russo a Bruxelles, Karen Malayan, mentre Londra convoca l’ambasciatore. I negoziati sono ancora a un punto morto. Von der Leyen sente il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky e il presidente Usa, Donald Trump. “Putin – ribadisce la presidente della Commissione – deve sedersi al tavolo dei negoziati. Dobbiamo garantire una pace giusta e duratura per l’Ucraina con garanzie di sicurezza solide e credibili che trasformeranno il paese in un porcospino d’acciaio”. Il Cremlino dichiara che la Russia è “interessata”, ma che continuerà a condurre attacchi nel Paese fino al raggiungimento dei propri “obiettivi”.

Oltre Oceano, anche l’inviato speciale di Donald Trump per l’Ucraina condanna i “terribili” attacchi russi su Kiev, osservando che “minacciano la pace che il presidente degli Stati Uniti sta cercando di ottenere”.

A Palazzo Chigi, Giorgia Meloni riunisce un vertice con i vice Antonio Tajani e Matteo Salvini e il ministro della Difesa, Guido Crosetto. “Gli intensi attacchi di questa notte su Kiev dimostrano chi sta dalla parte della pace e chi non ha intenzione di credere nel percorso negoziale”, scrive sui social, con il pensiero “al popolo ucraino, ai civili, ai familiari di vittime inermi, tra cui anche bambini”, di quelli che definisce “gli insensati attacchi russi”. “Non abbiamo mai pensato di inviare truppe in Ucraina”, assicura in conferenza stampa Tajani, spiegando che comunque l’Italia è a disposizione per operazioni di sminamento, ma solo una volta che la guerra sarà finita. Sul tema, a ogni modo, “non c’è stata ancora nessuna decisione”, ribadisce. La decisione del governo, oggi, è di insistere sulla posizione italiana da riproporre: una garanzia per la sicurezza dell’Ucraina attraverso un sistema che comprende Stati Uniti e paesi e amici dell’Ucraina con un modello di mutua assistenza simile a quello dell’articolo 5 della Nato. Di sicuro, l’Italia dispone di una tecnologia sia privata che militare molto avanzata per lo sminamento, ma questo, insiste il ministro degli Esteri, non avrebbe “nulla a che vedere con la presenza militare sul terreno”. Anche questo sarà sull’affollatissimo tavolo del vertice informale dei ministri degli Esteri europei a Copenaghen.