
Il Cremlino chiude al piano di pace ideato da Volodomyr Zelensky e dagli Stati Uniti, che prevede una zona economica libera nei territori contesi. Intanto, a Mosca l’attività diplomatica sul dossier ucraino è intensa. Il direttore della Cia John Ratcliffe è nella capitale russa per una serie di incontri con funzionari di Mosca, mentre il segretario per i Rapporti con gli Stati della Santa Sede, monsignor Paul Gallagher, incontra il ministro degli Esteri Sergej Lavrov.
Il direttore della Cia arriva a bordo di un aereo da trasporto militare statunitense Boeing C-17A Globemaster III partito da Riga. Si tratterebbe del primo viaggio noto di Ratcliffe in Russia da quando è alla guida dell’intelligence statunitense.
Sul fronte diplomatico, l’incontro tra Gallagher e Lavrov riporta al centro il ruolo della Santa Sede nelle mediazioni, soprattutto sul fronte umanitario del conflitto. “Questa guerra deve finire“, chiarisce Gallagher durante la conferenza stampa congiunta con Lavrov, ribadendo i continui richiami di Papa Leone XIV per avviare “veri negoziati” con il sostegno della comunità internazionale. Per il rappresentante della Santa Sede, il conflitto non può essere risolto militarmente. Occorre invece creare le condizioni per una “seria iniziativa politica e diplomatica, puntando sul dialogo”. Da parte sua, Lavrov riferisce che Mosca apprezza la “posizione equilibrata” della Santa Sede sulla guerra. Il ministro russo parla delle vie possibili per Mosca per soluzione del conflitto, insistendo sulla necessità di intervenire sulle “cause originarie” della crisi.
Sul terreno politico, il Cremlino mantiene una posizione netta sul futuro del Donbass. Il portavoce presidenziale Dmitry Peskov, secondo quanto riferito dalla Tass, esclude l’ipotesi di un’amministrazione esterna della regione, anche nel quadro di una possibile zona economica di libero scambio proposta da Kiev e affidata agli Stati Uniti. “Il Donbass è territorio della Federazione Russa, soggetto della Federazione Russa”, precisa, aggiungendo che è improbabile che una terza parte possa governare una regione che Mosca considera parte della Federazione.
Mentre si intensificano i contatti diplomatici, Kiev annuncia nuove forniture militari da parte dei partner occidentali. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky riferisce di aver ricevuto dal Regno Unito la conferma della produzione dei missili a lungo raggio Scalp. E annuncia progressi nell’iniziativa Freja, spiegando che entro 7-10 giorni dovrebbe essere disponibile un calendario per individuare i punti di blocco nella produzione e nella cooperazione industriale e intervenire per superarli. Zelensky fa sapere poi che la Norvegia ha confermato un finanziamento di 9 miliardi di dollari per il 2027. Sul fronte della difesa aerea, Kiev ha ricevuto conferme su nuovi sistemi e sui relativi missili, oltre a missili Aim utilizzati per intercettare i vettori russi. “Sono arrivati anche alcuni missili Patriot”, conferma, ringraziando i ‘volenterosi’ per il sostegno.