
Donald Trump è ‘deluso’ da Vladimir Putin ma non “è pronto alla rottura definitiva” con il presidente russo. Allo stesso tempo, il presidente Usa avrebbe chiesto al leader ucraino se fosse in grado di colpire Mosca nel caso gli Stati Uniti avessero fornito armi a lungo raggio a Kiev. All’indomani dell’ultimatum (o penultimatum come è stato definito dai media) di 50 giorni per porre fine alla guerra in Ucraina, pena severe sanzioni, il Cremlino si dice pronto a negoziare. Intanto, l’ex stratega di Trump, Bannon, critica la sua decisione di inviare armi all’Ucraina sostenendo che si tratta di una guerra europea, mentre il Washington Post rivela che il tycoon potrebbe inviare a Kiev i missili Tomawahak.
In una telefonata con un reporter della Bbc, il presidente Trump ha ribadito di essere deluso da Putin, “ma non ho chiuso con lui. Però sono deluso da lui”, ha detto. Sollecitato su come avrebbe convinto il leader russo a “fermare lo spargimento di sangue” in Ucraina, Trump ha risposto: “Ci stiamo lavorando”. Intanto, un’indiscrezione del Financial Times rivela i dettagli di una conversazione tra Trump e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky avvenuta il 4 luglio scorso in cui il tycoon avrebbe incoraggiato privatamente l’Ucraina a intensificare gli attacchi in profondità sul territorio russo, chiedendo persino allo stesso Zelensky se potesse colpire Mosca nel caso gli Stati Uniti avessero fornito armi a lungo raggio a Kiev. “Volodymyr, puoi colpire Mosca? Puoi colpire anche San Pietroburgo?”, avrebbe chiesto Trump durante la telefonata, secondo quanto riferito dalle due fonti. Zelensky avrebbe risposto: “Assolutamente. Possiamo farlo se ci date le armi”. Netta la smentita della Casa Bianca: “Il Financial Times ha interpretato male i commenti di Donald Trump a Volodymyr Zelensky: le sue dichiarazioni sono state prese fuori dal contesto”, ha affermato la portavoce Karoline Leavitt, secondo quanto riporta l’agenzia Bloomberg. ”Il presidente Trump stava semplicemente ponendo una domanda, non incoraggiando ulteriori” morti, ha aggiunto.
Dal canto suo il Cremlino si è detto “pronto a negoziare”, dopo l’ultimatum di 50 giorni posto da Trump, ma ha aggiunto di aver bisogno di tempo per rispondere alle dichiarazioni “serie” del presidente degli Stati Uniti . “Le dichiarazioni del presidente Trump sono molto serie. Noi, ovviamente, abbiamo bisogno di tempo per analizzare quanto detto a Washington e, se o quando il presidente Putin lo riterrà necessario, commenterà”, ha dichiarato ai giornalisti il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov. Ha aggiunto che i funzionari russi rimangono “pronti” a negoziare con l’Ucraina. Secondo la Tass, di fatto però la Russia non ha chiaro cosa intenda il presidente Donald Trump quando dice che va trovata un’intesa sull’Ucraina entro 50 giorni. A sostenerlo è stato il ministro degli Esteri, Serghei Lavrov: “Vogliamo capire cosa c’è dietro questa dichiarazione” ha detto. “Prima erano 24 ore, poi 100 giorni – ha ricordato – vogliamo davvero capire da cosa è guidato il presidente degli Stati Uniti”. Comunque, il presidente Vladimir Putin intende continuare a combattere in Ucraina finché l’Occidente non si impegnerà alle sue condizioni per la pace, imperturbabile di fronte alle minacce di sanzioni più severe di Washington e le sue richieste territoriali potrebbero ampliarsi con l’avanzata delle forze russe. Lo hanno affermato tre fonti vicine al Cremlino in un’esclusiva sul sito Reuters. Putin ritiene che l’economia e le forze armate russe siano abbastanza forti da resistere a ulteriori misure occidentali, hanno affermato le fonti.
Per quanto riguarda l’invio di armi a Kiev, contro il presidente Usa si è schierato il suo ex stratega, Steve Bannon che ha dato voce ai mal di pancia del movimento Maga: “L’Ucraina sta diventando davvero pericolosa. È una guerra europea. Lasciamo che se ne occupi l’Europa”, afferma Bannon, nel suo podcast War Room come riporta Bbc. “Hanno le risorse. Hanno la manodopera. Stiamo per armare persone su cui non abbiamo letteralmente alcun controllo”, aggiunge l’ex consigliere riferendosi all’Ucraina. “Questa è una guerra vecchio stile, logorante, nelle terre insanguinate d’Europa, e ci stanno trascinando dentro”, conclude Bannon. Anche l’Alta rappresentante dell’Unione europea per la Politica estera, Kaja Kallas ha ricordato che “Se paghiamo per queste armi, è il nostro sostegno. Quindi è un sostegno europeo. Stiamo facendo tutto quanto possiamo per aiutare l’Ucraina e l’appello è che tutti facciano lo stesso. Se prometti di fornire le armi, ma dici che qualcun altro le pagherà, non le stai realmente fornendo tu. O no?” “Accogliamo con favore l’annuncio del presidente Trump di inviare più armi all’Ucraina, anche se vorremmo vedere gli Usa condividere l’onere. America ed Europa stanno lavorando insieme, e se lo faremo, questo potrà fare pressioni su Putin affinché negozi seriamente”, ha aggiunto.