
L’Italia e l’Europa stringono un patto d’acciaio per difendere l’agricoltura e la salute dei consumatori. Il vertice a Roma tra il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, e il Commissario Ue alla Salute, Olivér Várhelyi, segna un cambio di passo nelle politiche comunitarie. L’obiettivo è proteggere gli interessi comuni e il benessere animale rispetto a un mercato globale che troppo spesso gioca con regole diverse.
Il tema della chimica nei campi è il fulcro del confronto. Lollobrigida è netto e propone una linea di assoluto buonsenso, vuole “utilizzare gli agrofarmaci solo quando è necessario, ma vietarli solo quando è possibile”. Se un divieto danneggia la produzione interna, il rischio concreto è l’importazione da nazioni meno rigorose. Per questo il governo chiede con forza il principio di reciprocità. “Se qualcosa viene consentito che acceda nei nostri mercati rispetto all’utilizzo di agrofarmaci vietati, può significare solo che quell’agrofarmaco non fa male. Allora deve poter essere usato anche qui”, sottolinea il ministro. La sua è una pretesa di coerenza, una difesa per non mettere in ginocchio il sistema produttivo europeo.
Un punto di rottura riguarda il riso. Il ministro definisce vergognoso il voto del Parlamento Europeo che spalanca le porte a prodotti coltivati in modo sregolato: “Far accedere riso da nazioni nelle quali vengono utilizzati agrofarmaci vietati in Italia, e soprattutto dove vengono sfruttati minori per produrre schiavi e non lavoratori, è un atteggiamento irresponsabile”. La critica colpisce la sinistra europea, colpevole di aver votato contro la protezione del mercato da importazioni scorrette. La battaglia per la qualità si sposta nei porti, con Genova in prima linea. Lollobrigida annuncia controlli ulteriori e massima severità contro la concorrenza sleale. La strategia prevede di chiedere all’Europa di “proteggere i lavoratori di quelle nazioni ed evitare di finanziare chi li sfrutta”. In questa sfida la tecnologia è un alleato fondamentale. I droni sono considerati un pilastro per il futuro, utili per ridurre l’uso di chimica e sostenere l’agricoltura eroica dove i metodi classici risultano troppo impattanti. Várhelyi sposa la visione italiana e definisce il cibo come “l’unico settore in cui l’Europa è ancora sovrana”. Il sistema sanitario e fitosanitario europeo deve restare forte e operativo per garantire sicurezza ai cittadini e parità di condizioni ai produttori. Il Commissario annuncia una stretta sui confini, con un aumento degli audit nei paesi extra-UE “di almeno il 50%” e dei controlli alle frontiere “di un terzo”.
Il cibo deve essere sicuro a prescindere dalla provenienza e i controlli devono verificare che le regole siano rispettate dai partner stranieri “esattamente allo stesso modo in cui le rispettano i nostri produttori”. L’Italia riceve una promozione piena per la qualità e la gestione delle emergenze, dalla peste suina alla lingua blu. Roma è un partner chiave che agisce con tempestività e rigore. Sul fronte economico, il ministro rivendica i successi dell’accordo Mercosur e i 10 miliardi in più ottenuti per le aziende. “Gli agricoltori italiani non avranno un taglio del 22% sulla Pac grazie al nostro governo”, assicura Lollobrigida. La trasparenza resta una priorità, come dimostra il milione di firme consegnato da Coldiretti per l’origine obbligatoria in etichetta. Vincenzo Gesmundo avverte che il cibo ultra-processato è un pericolo per la salute e per la tenuta della sanità pubblica. Sulla stessa linea la Cia, con il presidente Cristiano Fini che ribadisce come la “sicurezza alimentare non è negoziabile” e punta sull’innovazione genomica per difendere il reddito. Infine, il governo affronta il caro spesa con il monitoraggio della filiera e nuovi aiuti. La carta “Dedicata a te” porterà un miliardo di euro a oltre 1,3 milioni di famiglie. L’intento è chiaro, permettere a tutti di “non solo di avere cibo, ma di avere buon cibo a prezzi accessibili”.