
Dieci anni di attesa e un colpo di spugna sulle assenze del passato, con una promessa mantenuta: la premier Giorgia Meloni torna al centro del dibattito con Confcommercio, riconoscendo all’associazione il ruolo di “colonna del sistema Italia”. In un’Assemblea Generale per la prima volta alla presenza della Meloni nelle vesti di presidente del Consiglio, il Governo e le imprese del terziario stringono un patto basato sul pragmatismo, unendo le forze contro la “fiscocrazia” e a difesa di quel ‘Sense of Italy’ che, come ha sottolineato il presidente Carlo Sangalli, nessuna piattaforma o dazio potrà mai replicare. Tra l’emergenza demografica che minaccia lo Stato sociale e la necessità di governare la rivoluzione dell’Intelligenza Artificiale, il messaggio che emerge dal palco di Roma è chiaro: il commercio di vicinato non è un retaggio del passato ma l’ossatura indispensabile per costruire il futuro del Paese. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio ha ricordato come il tessuto imprenditoriale debba agire con “responsabilità particolari” per promuovere un modello di sviluppo coerente con la sostenibilità sociale.
“Avevo promesso che avrei colmato questa assenza e ogni promessa è debito – ha esordito la Meloni elogiando pragmatismo di Confcommercio – colonna del sistema Italia che non ha mai anteposto l’interesse di categoria a quello generale. Il cuore del dibattito si è concentrato sulla difesa del territorio. “Ogni serranda alzata è una luce, un punto di riferimento, un presidio di sicurezza e socialità: è qualcosa che nessuna piattaforma come l’IA potrà mai sostituire”, ha affermato la premier.
Concetto che trova risonanza nelle parole del presidente di Confcommercio: “Il Made in Italy si può copiare. Il Sense of Italy, no. Sul prodotto si possono mettere i dazi, sull’italianità no”. Per Sangalli, le imprese del terziario sono “monumenti vivi” che animano le città e vanno protette attraverso politiche attive, evitando che il commercio fisico venga schiacciato dalla desertificazione urbana. La questione fiscale resta la nota più dolente. Sangalli ha lanciato un monito netto: “Viviamo in una fiscocrazia: troppe tasse e troppa burocrazia frenano investimenti e crescita”. La proposta del leader di Confcommercio è chiara: ridurre l’aliquota centrale dal 35% al 33% per i redditi fino a 60mila euro, a sostegno del ceto medio. Meloni ha risposto rivendicando l’azione di governo: “Con il taglio del cuneo e la riforma Irpef rimettiamo nelle tasche dei lavoratori 21 miliardi di euro l’anno”. La presidente ha inoltre lanciato una stoccata a distanza alla segretaria del Pd, Elly Schlein: “Il taglio delle tasse è uno dei grandi obiettivi di questo governo. Altri parlano di tassare il patrimonio, noi lavoriamo affinché gli italiani possano avere un patrimonio dopo decenni di lavoro e di sacrifici”. Meloni ha poi ribadito la fermezza contro le irregolarità, citando la chiusura di 24mila imprese ‘apri e chiudi’ come esempio: “Questa non è la repubblica delle banane, qui le regole si rispettano”.
L’emergenza demografica è stata definita da entrambi come una minaccia alla tenuta dello Stato sociale. Meloni ha puntato su un “patto tra generazioni”, incentivando la trasmissione delle competenze attraverso sgravi contributivi per chi assume giovani affiancandoli a lavoratori esperti. Sangalli ha aggiunto che occorre liberare le donne dal “carico di cura” esclusivo per colmare il divario occupazionale che ci separa dalla media europea. L’Assemblea si è chiusa con un messaggio di ottimismo: l’Italia – ha detto la premier – malgrado le profezie di chi la dipinge come “spacciata”, sta scalando le classifiche globali del turismo e dell’export. E Confcommercio si conferma, in questo scenario, il ponte necessario per trasformare la resilienza in uno sviluppo duraturo, capace di guardare alle sfide dell’intelligenza artificiale e della transizione ecologica senza smarrire la propria identità profonda.