L’Italia “non è in guerra con nessuno e rispetta i patti” che durano da tre quarti di secolo. Il ministro della Difesa Guido Crosetto lo spiega nell’Aula della Camera in occasione di un’informativa urgente sulle basi militari americane in Italia sottolineando, rivolto alle opposizioni, come la politica estera non cambi secondo il colore dei ministeri.
L’applicazione degli accordi, sostiene il titolare della Difesa, “è sempre stata caratterizzata da una coerente continuità in 75 anni”. Per il ministro non ci sono dunque strappi all’orizzonte, perché “nessun governo ha mai disatteso, messo in discussione o ventilato l’ipotesi di non attuare gli accordi bilaterali”. Un discorso applaudito dall’Aula, lato maggioranza.
Sui banchi del governo siedono solo Tommaso Foti, Roberto Calderoli e Gianmarco Mazzi. Fratelli d’Italia è presente con quasi tutti i suoi deputati, mentre la Lega ne conta poco più di dieci. Anche Forza Italia è presente con una decina di parlamentari, tra cui Deborah Bergamini. Dall’altra parte, la segretaria del Pd Elly Schlein ascolta seduta accanto alla sua capogruppo. Crosetto non accetta lezioni di sovranismo o timori di sudditanza: “Non siamo in guerra con nessuno”, ribadisce con forza. E poi aggiunge: “L’Italia è pienamente integrata, nelle strutture Nato con una serietà riconosciuta dagli alleati”. Il rapporto con gli Stati Uniti è un’amicizia quindi quasi secolare, eppure il ministro puntualizza: “Sappiamo far rispettare le nostre leggi e i trattati che ci vincolano”. Per questo non accetta “rotture isteriche né subordinazioni infantili”, perché la via maestra resta quella dei trattati internazionali e della Costituzione. Poco dopo Crosetto entra nel dettaglio e snocciola numeri per smontare le polemiche sui voli militari, spiega che i numeri “non sono oggetto di valutazione politica, ma rappresentano una realtà statistica consolidata”. Parla di Aviano e Sigonella e sottolinea come nel 2022 si sia toccato il picco di 2.919 transiti, compresi i droni. Fa notare però che oggi le attività sono ridotte, a volte pari a “circa un terzo o un quarto dei volumi precedenti”. Si tratta solo di “puntuale adempimento degli obblighi”, conclude.
Le opposizioni non restano però a guardare. Nicola Fratoianni, leader Avs, attacca l’esecutivo chiedendo di chiudere lo spazio aereo e denunciando l’ambiguità verso l’alleato americano: “Cercate di smarcarvi dalla tragedia di Trump, ma non eravate i patrioti?”. Pronta la replica di Guido Crosetto, che definisce “surreale” il livello del dibattito: “Vengo e rispondo, ma dicono “perché ha detto questo?”. I patti esistenti sono blindati: “Non puoi comportarti fuori da un trattato internazionale. Fratoianni vuole cambiarlo? Lo ponga se e quando sarà in maggioranza”, aggiunge il ministro. Il M5s è sul piede di guerra, Stefano Patuanelli attacca sui social: “Gli appelli alla responsabilità del ministro sono doverosi, ma per essere credibili non possono essere a senso unico”. Per il senatore, il governo dovrebbe avere “l’onestà di riconoscere” una linea ambigua sull’Iran. Piero De Luca (Pd) accusa il governo di “totale subalternità a Trump” e ritardi nel condannare un attacco illegale. Ettore Rosato (Azione), pur riconoscendo il rispetto dei trattati, sollecita una forza politica europea per bilanciare le strategie di USA e Israele. La maggioranza difende l’operato di Crosetto. Giangiacomo Calovini (FdI) rivendica la tutela dell’interesse nazionale, citando il no all’uso di Sigonella come prova di serietà. Per Andrea Orsini (FI), il governo ha agito con “prudenza ed equilibrio” nel solco degli accordi del 1954: “L’alleanza non è subordinazione, ma i trattati si rispettano”. Secondo Paola Chiesa di FdI, “Crosetto è stato chiarissimo”. La deputata liquida le critiche come “l’ennesimo e puro esercizio di retorica fondato sul nulla”, ribadendo che l’Italia non è in guerra e sta solo gestendo una crisi preoccupante in accordo con le nazioni amiche.