Dl Energia in Cdm: a lavoro su bonus oltre 100 euro. Muro Lega e produttori su Ets
Domani il provvedimento da circa 2,5-3 miliardi di euro in aiuto alle famiglie. Tajani: "Abbassare costo bollette è nostra priorità". Tabarelli (Nomisma): "Decreto ambizioso ma di difficile attuazione"
Il Consiglio dei ministri di domani si appresta a varare il nuovo decreto Energia, un provvedimento da circa 2,5-3 miliardi di euro che si avvicina al traguardo in un clima di tensione politica e tecnica.
L’obiettivo del governo Meloni è chiaro: abbattere i costi di acquisto di elettricità e gas per sostenere la competitività industriale e il potere d’acquisto dei cittadini. Tuttavia la strada verso l’approvazione è colma di veti incrociati e dubbi interpretativi. Per questa ragione, il lavoro sul testo nelle ultime 48 ore è stato frenetico. Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha mantenuto un filo diretto con Bruxelles tramite il ministro Fitto, sentendolo ancora ieri sera per verificare la compatibilità delle norme con la disciplina degli aiuti di Stato. Stamattina i tecnici del Mase hanno limato ulteriormente gli ultimi dettagli al ministero mentre altri incontri tecnici – diversi per tenore rispetto al vertice politico di maggioranza di ieri – si sono susseguiti a Palazzo Chigi nel tentativo di trovare la quadra.
Il cuore pulsante del decreto, e allo stesso tempo il punto più divisivo, riguarda lo scomputo dei costi di trasmissione e delle quote di emissione di Co2 (Ets) dal prezzo finale dell’energia all’ingrosso. Al momento il nodo non è stato ancora sciolto. L’intento è “sterilizzare” questi oneri per far calare il Prezzo Unico Nazionale (Pun), rimborsando i costi ai produttori e spostando il carico sulle bollette del gas. Tuttavia Forza Italia teme che questa manovra possa innescare una procedura d’infrazione europea, mentre gli operatori di mercato come Octopus Energy avvertono: “La riduzione del Pun sarà meno efficace se la bolletta sarà composta da più tasse e meno energia”.
Dall’altra parte c’è una Lega sulle barricate, compatta per difendere gli impianti idroelettrici lombardi. La Regione Lombardia teme per l’accordo sul 15% della produzione a prezzo scontato per gli energivori. Se passasse il decreto nella sua forma attuale, infatti, l’intesa rischierebbe di saltare. I produttori, rappresentati da Elettricità Futura, parlano apertamente di “esproprio” e contestano la norma che obbligherebbe gli impianti a fine incentivi a vendere energia a prezzi amministrati dal Gse. Quanto ai consumatori domestici, la bozza prevede un contributo straordinario per il 2026 destinato ai titolari del bonus sociale. Si sta lavorando affinché il contributo straordinario superi i 100 euro (in aggiunta al bonus strutturale di 200 euro). Viene inoltre introdotta una misura per la “classe media” (Isee fino a 25.000 euro): uno sconto in bolletta per chi mantiene consumi contenuti, ovvero sotto i 3 MWh annui.
Per Davide Tabarelli, presidente Nomisma Energia, il decreto è un provvedimento “ambizioso ma di difficile attuazione a causa della complessità della materia e dei vincoli europei sul mercato dei permessi di emissione”. L’obiettivo di drenare le rendite delle rinnovabili “è corretto in teoria, ma rischia di scontrarsi con il mancato via libera di Bruxelles e con la natura transitoria delle misure”. Inoltre “manca una visione strutturale: per abbassare i prezzi serve aumentare l’offerta, non solo agire sui meccanismi di mercato, incentivando la produzione nazionale di gas come fatto negli Usa. Il calo delle bollette nei prossimi mesi – prevede Tabarelli – dipenderà più dalla flessione fisiologica del Gnl internazionale che dagli effetti diretti di questo decreto”.
Altroconsumo apprezza l’estensione della platea ma avverte che la libera adesione degli operatori agli sconti rischia di limitare l’uniformità applicativa e la reale portata. Sul tema delle risorse, il Codacons si dice favorevole al contributo delle banche, chiedendo però di tassare i maxi-profitti anche di assicurazioni, farmaceutiche e big dell’e-commerce per ridurre la tassazione in bolletta. L’Unione Nazionale Consumatori (Unc) definisce invece gli aiuti “insufficienti”, ricordando il calo rispetto ai 200 euro del 2025: “Un passo indietro che non risolve i problemi strutturali”. Per le Mpmi, Confcommercio e Confartigianato lamentano l’assenza di un taglio strutturale agli oneri di sistema, mentre Cia-Agricoltori Italiani chiede di tutelare il biogas agricolo e i Prezzi Minimi Garantiti per non penalizzare un asset strategico della zootecnia. Anche Confagricoltura esprime profonda preoccupazione, sottolineando che il decreto rischia di cancellare la filiera energetica basata sulla biomassa legnosa, compromettendo la gestione delle foreste nazionali.
In questo scenario di incertezza la Commissione Europea osserva da lontano ma con attenzione. “Vorremo prima vedere la legge quando passerà attraverso il processo nazionale in Italia. E poi ovviamente ne vedremo la compatibilità”, ha dichiarato la portavoce Anna-Kaisa Itkonen. Bruxelles ha chiarito di non aver ancora letto i dettagli della bozza, rimandando ogni commento ufficiale a dopo l’adozione del testo.
Il clima politico interno però resta infuocato, con l’opposizione che incalza. Il M5s parla di “caos” e di provvedimento “privo di interventi strutturali” come il disaccoppiamento dei prezzi o la tassazione degli extraprofitti. Il senatore Luigi Nave parla di imprese “che verranno fregate da Meloni anche stavolta”, le misure “sono inconsistenti e servirebbero più risorse prendendole dai settori che macinano profitti record, come banche ed energia”. Replica immediata di Raffaele Nevi, portavoce FI: “Il decreto punta a un taglio del 20% sulle bollette delle imprese per allinearci all’Europa e aumenta il sostegno alle famiglie in difficoltà fino a 300 euro”. Non ci sta il leader dei Verdi, Angelo Bonelli: “Questo è un decreto salasso: si regalano 4 miliardi ai produttori di gas rimborsando l’Ets e si caricano i costi sulle bollette dei cittadini, favorendo solo gli interessi fossili”.
Domani in Cdm la resa dei conti, sarà il momento giusto per capire se la mediazione di Palazzo Chigi ha retto o se lo spettro di un intervento europeo e le spaccature nella maggioranza avranno portato ad un drastico depotenziamento del provvedimento.