Energia, Meloni: “Servono risposte strutturali”. Lettera a Costa con Merz e De Wever

La premier torna a sollecitare un cambio di passo a livello europeo, annunciando nuovi interventi sul fronte del prezzo del gas, della flessibilità fiscale e degli investimenti digitali.

Il caro energia resta il principale ostacolo alla competitività dell’industria italiana e, per affrontarlo, non bastano più gli interventi emergenziali. Dall’assemblea generale di Assolombarda, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni torna a sollecitare un cambio di passo a livello europeo, annunciando nuovi interventi sul fronte del prezzo del gas, della flessibilità fiscale e degli investimenti digitali.

“Se noi non costruiamo risposte strutturali e di lungo periodo rischiamo di essere sempre più in balia dell’emergenza“, avverte la premier, richiamando le misure adottate dal governo per contenere gli effetti delle tensioni in Medio Oriente e lungo le rotte del Golfo. Dal taglio delle accise sui carburanti al meccanismo delle accise mobili, fino all’appello alle principali società energetiche per calmierare i prezzi.

L’energia, sottolinea, è “la precondizione che tiene insieme tutto e il capitolo che più di tutti incide sulla competitività delle nostre imprese“. Negli ultimi anni, ricorda Meloni, il governo “ha stanziato oltre 60 miliardi di euro per proteggere gli italiani dal caro energia”. Ora, però, la prima ministra passa la palla a Bruxelles.

In vista del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre, Meloni invia una lettera con il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il primo ministro belga Bart De Wever al presidente del Consiglio europeo Antonio Costa. L’iniziativa, secondo fonti di Palazzo Chigi, segue la riunione della scorsa settimana del gruppo informale degli ‘Amici della competitività’ e punta a rilanciare tre direttrici: accelerare gli investimenti nei settori strategici, a partire da energia e digitalizzazione; impedire l’introduzione di nuovi oneri burocratici; ridurre gli obblighi di rendicontazione imposti dall’Unione europea, soprattutto alle piccole e medie imprese.

Il collegamento tra semplificazione amministrativa, costo dell’energia e competitività industriale è uno dei punti centrali dell’iniziativa. Per Meloni, infatti, le misure nazionali rischiano di non produrre gli effetti attesi se non saranno accompagnate da decisioni europee coerenti.

“Possiamo introdurre in Italia tutte le misure che vogliamo, anche le più efficaci, anche le più penetranti, ma rischiamo di non raggiungere comunque lo scopo se parallelamente non c’è su questo fronte un deciso cambio di passo anche in Europa”, afferma la presidente del Consiglio.

Tra le priorità del governo figura il contenimento del prezzo del gas impiegato per produrre energia elettrica. Sul tema, ha spiegato Meloni, il confronto con la Commissione europea avviato con il decreto Bollette è in fase avanzata. “Confidiamo di arrivare a breve a una soluzione condivisa”, dichiara, indicando l’obiettivo di costruire un meccanismo capace di ridurre i costi per famiglie e imprese.

La premier critica ancora il sistema europeo degli Ets, i certificati che impongono un costo alle emissioni di gas serra, sostenendo che il meccanismo possa generare squilibri tra gli Stati membri e penalizzare la manifattura europea rispetto ai concorrenti internazionali, sottoposti a vincoli ambientali meno stringenti. “Se un’acciaieria chiude in Lombardia e quell’acciaio andiamo a comprarlo dall’altra parte del mondo, prodotto con standard ambientali molto più bassi, il pianeta non ci guadagna nulla, anzi, ci perde”, osserva. Una posizione che riporta al centro il tema della compatibilità tra transizione ecologica, tutela della produzione industriale e concorrenza globale.

Al Consiglio europeo la presidente del Consiglio intende riproporre anche la richiesta di maggiore flessibilità fiscale per compensare gli effetti dell’inflazione sulla spesa pubblica. La questione è già stata affrontata dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti in occasione dell’Ecofin. Secondo Meloni, l’aumento dei prezzi determina maggiori uscite automatiche per lo Stato, attraverso voci come pensioni e assegno unico, oltre a far lievitare i costi dei cantieri pubblici già avviati a causa dei rincari delle materie prime.

Si tratta, spiega la premier, di miliardi di euro di spesa aggiuntiva che non derivano da nuove decisioni del governo, ma da fattori esterni. Queste risorse finiscono tuttavia per occupare lo spazio consentito dalle regole europee, riducendo i margini disponibili per sostenere imprese, investimenti e crescita. Per questo, sostiene, una maggiore flessibilità rappresenterebbe una proposta “semplice, di buon senso, oltre che di responsabilità”.

Sul fronte industriale, il presidente di Confindustria Emanuele Orsini insiste sulla necessità di superare gli approcci ideologici e affrontare il problema dei costi energetici come una priorità nazionale. “L’energia non può essere ideologizzata politicamente, non ci può essere la sinistra o la destra o il centro che parla di energia”, dichiara, definendola un elemento essenziale per la salvaguardia del Paese in una fase di forte competizione internazionale.
Orsini chiede soprattutto la realizzazione di un vero mercato unico europeo dell’energia, denunciando le difficoltà di approvvigionamento tra Paesi dell’Unione. “Se io voglio comprare l’energia in Spagna oggi non lo posso fare perché si ferma in Francia”, afferma l’industriale, sollecitando un sistema che consenta di acquistare energia anche in Spagna e Portogallo senza gli attuali ostacoli alle interconnessioni. Il presidente di Confindustria invita poi il governo ad accelerare sul decreto Bollette. Alcune delle misure previste, sostiene, “potrebbero diventare legge già nell’immediato, senza attendere la conclusione dell’intero confronto con Bruxelles”.
RIB